Alien (1979)

Il primo Alien è stato un film rivoluzionario sotto diversi aspetti. Era l’epoca di Guerre stellari, e Incontri ravvicinati, la fantascienza era tornata di moda, ma Alien aggiunge ad un’ambientazione spaziale realistica, ben lontana dalle astruse fantasticherie di Star Wars, un mostro cattivissimo, che non ha nulla a che fare con i simpatici alieni filiformi che cercavano un contatto attraverso la musica. Per distinguersi dal branco, Alien combina abilmente fantascienza, horror e gore. Il design speciale che ha caratterizzato la scenografia e il mostro, oltre all’elegante regia di Ridley Scott, hanno reso questo film molto più di una normale pellicola di horror fantascientifico.

Il fatto di mettere un forte personaggio femminile nel ruolo principale, è stata una scelta sorprendente per l’epoca, sia perché era sensazionale l’idea di una donna nel ruolo principale, soprattutto in un genere allora considerato “maschile” come la fantascienza, sia perché Sigourney Weaver non era allora molto conosciuta. La storia affascina sin dalla prima inquadratura: la nave spaziale commerciale Nostromo si sta dirigendo sulla Terra con un carico di minerali.

Ma quando i sette membri dell’equipaggio si svegliano dal sonno criogenico in cui erano tenuti sospesi durante il viaggio, scoprono che la nave ha cambiato rotta e si ritrovano in un angolo remoto dell’universo. La causa è l’intercettazione di un segnale che si ripete ogni dodici secondi e che sembra essere un SOS.  Il capitano Dallas decide di scendere sul pianeta da cui il segnale sembra provenire, per prestare soccorso. Ma la realtà che l’equipaggio troverà è ben diversa. Uno dei membri viene attaccato da una creatura aliena sbucata fuori da un uovo e, nonostante questo, l’uomo, che è ancora vivo, viene riportato a bordo dell’astronave con tanto di parassita alieno ancora attaccato, mettendo così a rischio tutto l’equipaggio.

Questa premessa è una delle più grandi stupidaggini che si potevano concepire, ma sappiamo che spesso la fantascienza, soprattutto se a tinte horror, richiede una sospensione non tanto della credulità, quanto dell’intelligenza. Perché se atterri su un pianeta sconosciuto e trovi delle uova evidentemente aliene, tutto puoi fare tranne che avvicinarti, o almeno ti allontani rapidamente quando vedi che si stanno aprendo. E una volta che l’incauto esploratore è stato attaccato dall’entità aliena, e presumibilmente contaminato, ti guardi bene dal riportarlo a bordo, o quanto meno lo metti in isolamento per proteggere i compagni.

Invece non solo lo portano a bordo, ma gli girano anche intorno praticamente senza alcuna protezione, se non una ridicola mascherina. Nessuna quarantena, nessun isolamento. Del resto è proprio da questa premessa che prende vita una delle più belle e raccapriccianti scene della storia del cinema di fantascienza. Dopo la morte orribile del povero Kane, inizia il terrore vero, il gioco del gatto col topo tra la creatura, che cresce e si espande continuamente, diventando sempre più mostruosa, e l’equipaggio che lotta per la sopravvivenza, ma verrà gradatamente decimato.

Ridley Scott si prende tutto il tempo necessario per creare la giusta atmosfera e presentare uno ad uno i membri dell’equipaggio, dando di ognuno un ritratto caratteriale accurato e realistico. Il film inizia in modo ingannevolmente lento con una maestosa ripresa del Nostromo in volo solitario attraverso una galassia vuota, sottolineato da una musica vagamente inquietante. Scott ci cattura così fin dall’inizio, lasciando da parte la fantasia e il glamour di Star Wars, per offrirci uno sguardo crudo e realistico su come può essere davvero viaggiare nello spazio e sui pericoli che questo potrebbe rappresentare per l’umanità.

Dopo il lento accumulo di tensione e l’atmosfera opprimente e misteriosa dell’inizio, il film accelera il ritmo viaggiando verso l’horror più genuino. Le sequenze di inseguimento della creatura attraverso condotti di ventilazione stretti e scuri, trasmettono una sensazione di claustrofobia che rende l’atmosfera sempre più cupa. Da qui in poi tutto rimbomba a un ritmo sempre più veloce, mentre i membri dell’equipaggio muoiono uno dopo l’altro, e il mostro si fa sempre più imponente, minaccioso e spietato.

Ma molto è lasciato anche all’immaginazione, perché, come Hitchcock insegna, spesso quello che lo spettatore non vede, lo spaventa molto più di quello che può vedere. Quella che invece non è lasciata all’immaginazione, ma ampiamente mostrata e sfruttata a dovere, è la sensualità di Sigourney Weaver, che sembra muoversi per l’astronave costantemente in top e mutandine.

Il film è diretto da Scott in modo meravigliosamente elegante, forse il suo miglior film da questo punto di vista, per come riesce a creare e a mantenere alta la suspense, senza mostrare più di tanto, ma scegliendo accuratamente le inquadrature più spaventose. Non molti ci sono riusciti dopo di lui.

E proprio questa è la bellezza di Alien, che ne fa un film ancora splendido a distanza di più di quarant’anni e innumerevoli sequel: è una perfetta amalgama tra personaggi credibili e ben definiti, una sceneggiatura intelligente e un mostro terrificante che si muove e si nasconde in uno spazio, tutt’altro che infinito, che non ha niente di avventuroso o di eroico, ma è tragicamente umano.

32 pensieri riguardo “Alien (1979)

  1. Ovviamente con me sfondi una porta aperta: da più di trent’anni sono un fan malato della saga e ho sangue acido nelle vende, tanto da gestire persino un blog dedicato all’universo alieno espanso. Quindi non sono certo oggettivo quando condivido il tuo giudizio positivo sul film ^_^

    Dici bene, in quella metà degli anni Settanta in cui è nata la sceneggiatura con Ripley non era assolutamente una consuetudine l’uso di donne in ruoli importanti, sia nel cinema horror che in quello fanta, vigendo ancora quell’impostazione che chiamo “donne IES” (Inciampa E Strilla). Per fortuna Walter Hill non amava la fantascienza, gli era del tutto “aliena” (hihihi ^_^) così ha evitato quel luogo comune e ha creato una donna forte come Ripley (che non a caso si chiama Ellen come sua madre), che non era un’eccezione – erano anni in cui stava il nascendo quel fenomeno che oggi chiamiamo final girl, dall’horror di “Halloween” (1978), al thriller di “Non stuprate Jennifer” (1978) – ma di sicuro ha dato una grandiosa spinta a che gli autori smettessero di trattare le donne come bamboline e dessero loro ruoli un po’ più significativi.
    Veronica Cartwright ha capito subito il potenziale di Ripley, per cui ha fatto il provino, e quindi è facile capire la sua profonda delusione quando all’ultimo secondo se l’è vista scippare da Sigourney Weaver, che non aveva la sua lunga esperienza nel settore ma aveva un padre potente: questa polemica, sollevata dalla Cartwright nelle riviste dell’epoca, curiosamente non l’ha ripetuta nelle interviste targate Fox 😛
    Ci penserà Chris Carter a fare giustizia, e quando la Weaver porterà al cinema Ripley 8, l’autore chiamerà la Cartwright in “X-Files” a interpretare la “numero 1” (altro che 8!), facendole ripetere molte scene che sono troppo simili ad “Alien Resurrection” (1997) perché sia un caso.
    Mi fermo se no ti riempio la pagina, a come puoi capire è un argomento a me caro ^_^

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  2. Non ho niente da dire a riguardo, questa è un’opera straordinaria, uno dei miei film preferiti in assoluto che riesce a sorprenderemi ogni volta. La cura dei dettagli è effezionale e le idee che ebbe erano davvero intelligenti e sfruttate bene. Nella prima metà tutti pensiamo che il protagonista è il capitano ma poi le cose cambiamo e la vera protagonista diventa Ripley, uno dei personaggi più belli e iconici del cinema. Questo elemento fu una vera rivoluzione. Un giorno vorrei fare una recensione su questo film, ma voglio che sia speciale e un lavoro completo e complesso. La tua recensione è stata davvero ottima!

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      1. Non ce la farei a rivedere Tenet… Troppo cervellotico, secondo me dà per scontate cose che invece andavano spiegate preliminarmente, non alla fine.

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      1. Dipende quale, è un genere molto vario (Blade Runner è un film, Ritorno al Futuro un altro) però si le ingenuità di sceneggiatura alla fine non sono nulla di fronte a un film simile

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