Quattro matrimoni e un funerale (1994)

Un classico che ha fatto innamorare intere generazioni sulle note di Love is all around you e che ha cambiato le nostre abitudini. Perché, ammmettiamolo, dopo averlo visto, nessuno di noi ha più sbuffato ricevendo l’invito a un matrimonio. Una commedia sfacciatamente british, che è il risultato di una perfetta sinergia tra un cast indovinatissimo, una sceneggiatura spumeggiante, location intriganti e una regia che ha saputo coordinare il tutto con grande classe.

Lui è Charles, inglese e single impenitente, impacciato ma corteggiatissimo, che scappa a gambe levate all’idea del matrimonio; lei è Carrie, affascinante giovane americana, discretamente disinibita. I due si incontrano al matrimonio di un amico comune e passano la notte insieme, contando sul fatto che il mattino dopo lei andrà via.

Infatti, come da previsione, lei torna subito in America. Ma lui rimane sconvolto dall’incontro. Durante il secondo dei quattro matrimoni del titolo, i due si incontrano di nuovo e Charles si rende conto di essere innamorato di Carrie, ma lei nel frattempo si è fidanzata e sta per sposarsi. Prima, però, decide di passare un’ultima notte d’amore con Charlie (si sa come sono disinibite le americane…).

Dovranno ancora passare altri due spassosi matrimoni e un commovente funerale prima di raggiungere lo scontatissimo ma romanticissimo lieto fine. La timidezza sentimentale britannica e la sfacciata intraprendenza americana faticano a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda del vero amore, hanno bisogno di tempo e di esperienze (quattro matrimoni e un funerale per l’appunto), ma riescono a regalarci innumerevoli spunti divertenti e qualche azzeccato momento di struggente amarezza. Divertente anche l’imbarazzante interruzione di un matrimonio sbagliato, necessaria perché il vero amore trionfi, ad opera dell’unico personaggio che non può parlare, ma che capisce tutto.

Una commedia romantica fresca, dal ritmo sincopato, senza un attimo di respiro, tra dialoghi irresistibili e battute scoppiettanti, ma sempre molto raffinate, che ironizzano sulla frivolezza delle cerimonie matrimoniali e sullo snobismo dell’alta società britannica. Grazie ad una sceneggiatura perfetta, che rende simpatico ogni personaggio e non ne mette in cattiva luce nessuno, il regista riesce bene a rappresentare le chiacchiere futili dei banchetti, dissacra con gusto tipicamente inglese e senza troppa cattiveria, ma anzi, con molto affetto, usanze, luoghi comuni, battute, e discorsi dei testimoni. Amalgamando il tutto con una splendida colonna sonora.

Si parla d’amore e di amicizia senza retorica, sempre ridendo, o almeno sorridendo, con dolcezza. E il romanticismo non diventa mai sdolcinato. Tra una battuta e l’altra il regista trova il modo di inserire, con precisione quasi chirurgica, un’unica pausa di tristezza, breve ma intensa, che in tutta la girandola di coppie fatte e disfatte, prese e lasciate, rappresenta paradossalmente il momento di più alto romanticismo di tutto il film.

Andy McDowell è indubbiamente molto bella ma un po’ cinica e disarmante, mentre Hugh Grant è il solito romantico pasticcione che farebbe innamorare chiunque, esilarante nel ruolo dell’impacciato-ritardatario-sregolato, che indovina con assoluto tempismo la frase sbagliata al momento sbagliato. Da qui in poi il ruolo gli sarebbe rimasto attaccato per parecchio tempo. Breve ma memorabile l’apparizione di Rowan Atkinson (Mr. Bean) qui nei panni del sacerdote.

Ma le vere rivelazioni sono gli attori in ruoli minori, da Kristin Scott Thomas, l’insopportabile sorella del protagonista, a John Hannah che regge da solo il momento più drammatico e commuovente di tutto il film, e lo fa con rara intensità. Declamando i versi di una celebre poesia di Auden, il giovane ricorda con struggente commozione il compagno appena scomparso, dichiarando pubblicamente la sua omosessualità. Mi chiedo se sia stata casuale la scelta di suggerire come amore eterno e assoluto quello omosessuale, mentre le relazioni degli altri personaggi vengono liquidate alla fine della pellicola, con commenti tutt’altro che poetici. Ma la risposta non è rilevante.

Nel complesso il film è una commedia molto piacevole, non danneggiata dal tempo, anzi ancora gradevolissima, grazie ad una sceneggiatura intelligente e ad un ritmo travolgente, con situazioni ben congegnate e tempi giusti. Alcune trovate sono davvero divertenti, l’intermezzo funesto è struggente ma non drammatico, alleggerito anche quello dalla giusta ironia, le caratterizzazioni sono tenui, ma mai superficiali, l’altalena dei sentimenti è ben equilibrata, il finale scontato ma con una soluzione convincente.

41 pensieri riguardo “Quattro matrimoni e un funerale (1994)

  1. Ciao Raffa, buongiorno.
    Questo film 🎥 l’ho davvero adorato!
    L’ho visto un milione di anni fa al cinema quando ancora esistevano i cinema, pensa che a Roma hanno chiuso quasi tutti i cinema storici! Un colpo al cuore
    Buona giornata 😃

    Piace a 1 persona

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