Serendipity – Quando l’amore è magia (2001)

Forse qualcuno conosce il significato della parola che dà il titolo al film. Sicuramente molti lo hanno imparato proprio dopo l’uscita di questa pellicola. La parola trova la sua origine nella fiaba persiana I tre principi di Serendippo (l’antico nome dello Sri Lanka), nella quale i tre principi protagonisti avevano il dono di scoprire, appunto, cose in maniera fortuita. Da qui Horace Walpole nel 1754 coniò il termine serendipity per definire l’attitudine a fare casualmente scoperte felici e inattese.

Tutti l’abbiamo vissuta almeno una volta, ma la vediamo spesso nei film, la gioia della felicità inattesa. Come le più belle pellicole ci insegnano, quando sembra che tutto sia perduto, arriva qualcosa di meraviglioso. Serendipity è proprio la sorpresa, lo stato d’animo che accoglie qualcosa di meravigliosamente inaspettato che cambierà la nostra vita. Magia o destino, comunque vogliamo chiamarlo, è sicuramente qualcosa di piacevolmente imprevisto. Intendiamoci, può essere anche il ritrovare quella sciarpa a cui tenevi tanto e che non sapevi più dove fosse finita…

Nel film con Kate Beckinsale e John Cusack, i protagonisti si trovano a vivere in prima persona questa scoperta inattesa, con l’amore che entra nelle loro vite, come per magia. Nel 1990 Jonathan, durante lo shopping natalizio, incontra per caso Sarah. Fino ad allora perfetti sconosciuti, i due vengono travolti da una reciproca e irresistibile attrazione e, nonostante siano impegnati entrambi in altre storie, decidono di passare la serata insieme vagando senza mèta per Manhattan, senza neppure dirsi come si chiamano.

Quando la nottata sta ormai per finire Jonathan, molto preso dalla ragazza, propone di continuare a vedersi mentre Sarah, che crede nel destino, propone un’altra soluzione: lasciare che sia appunto il fato a decidere del loro futuro. Se sono fatti per stare insieme, riusciranno sicuramente a ritrovarsi. E’ Sara a prendere una decisione: scrive il proprio numero di telefono all’interno di una copia de L’amore ai tempi del colera, lasciata poi su una bancarella di libri usati, e lui invece su un biglietto da 5 dollari. Se in qualche modo riavranno il libro o la banconota, allora vorrà dire che era scritto nel loro destino, e si potranno rivedere.

Trascorreranno parecchi anni da quella sera. Jonathan e Sara, che già allora erano impegnati, sono ormai sul punto di sposarsi con i rispettivi compagni. Qualcosa però li turba, soprattutto Jonathan, che da alcune coincidenze è spinto a riprendere la ricerca di Sara. Allo stesso modo anche lei, pur lavorando e vivendo in California, torna a New York, ed entrambi girano intorno ai luoghi in cui si erano incontrati la prima volta. Per fortuna c’è ancora il tempo per mandare all’aria i rispettivi matrimoni e per rivedersi, finalmente, sulla pista dove avevano pattinato la prima volta. Forse per un incredibile colpo di fortuna, o per la mano del destino.

Lo so, ho raccontato il finale, ma poteva un film sul destino avere una conclusione diversa? E comunque il bello del film è godersi tutta la serie di straordinarie coincidenze che accompagna i protagonisti fino all’immancabile lieto fine: ci sarà da ridere e da trepidare parecchio prima di arrivare alla conclusione della storia, nonostante il finale sia scontato. Ricordo un amico, romantico quanto uno squalo bianco, che vedendo il film commentò: “Dieci anni di vita buttati via”. E in effetti i due protagonisti si rincorrono lungo tutto il film, per un arco di circa dieci anni, ma vuoi mettere avere la certezza che l’altro sia davvero l’uomo o la donna del destino?

Il significato del film è tutto nel titolo, ovvero in quel trovare una cosa del tutto inaspettata, quando se ne sta cercando un’altra. I due protagonisti la vivono ben due volte: la prima quando si incontrano, in modo del tutto casuale, mentre sono entrambi alla ricerca di un regalo per i rispettivi compagni, la seconda, dieci anni dopo, quando sempre per caso, facendo altre cose e vagando tra milioni di persone, si rincontreranno. Ovviamente bisogna credere nel destino come motore delle nostre esistenze, capace di rasserenare anche i cuori meno ottimisti nei confronti di ciò che il futuro può riservare.

Serendipity è una coinvolgente e romanticissima metafora delle mille vie del destino, spesso in grado di riunire anche persone lontane ma, attenzione, non senza la loro volontà di cambiare, e il loro coraggio di affrontare la vita senza remore né timori. Il film ha anche il notevole pregio, pur nel romanticismo ad oltranza, di non presentarci una storia d’amore che nasce dalla stanchezza, o dall’incontro con la persona giusta al posto di quella sbagliata, ma piuttosto di descrivere come tutti noi dovremmo, nella vita, pretendere di andare a cercare quello che ci rende più felici, o almeno che ci fa stare meglio.

Serendipity è chiaramente una commedia sentimentale, pertanto le si perdona una certa superficialità, anche se alcune coincidenze mostrate nella storia sono davvero un po’ esasperate dalla necessità del lieto fine. Forse il discorso filosofico sul fato che domina la vita dell’uomo poteva essere meglio approfondito, mentre il film si mantiene a livello di una caccia al tesoro, un po’ troppo artificiosa e fortunata, ma comunque ben interpretata.

I due protagonisti sono in qualche modo costretti dai rispettivi ruoli ad una recitazione un po’ sopra le righe, zuccherosa e stereotipata, ma sono ben sostenuti dai personaggi minori, che conferiscono vivacità, spontaneità e originalità all’insieme. Cusack è meravigliosamente a suo agio in un ruolo che sembra scritto per lui, Kate Beckinsale brilla anche al buio, e i rispettivi partner li supportano con convinzione. Il regista Peter Chelsom riesce a sfruttare appieno tutte le potenzialità degli attori, della storia e delle magiche atmosfere natalizie newyorkesi.

Nell’insieme è un film che si lascia guardare, una fiaba per romantici sognatori che non si fanno troppe domande e che credono al destino. Da guardare se avete bisogno di un’iniezione di ottimismo, in un momento in cui le cose non vanno come vorreste.

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