Il club degli imperatori (2002)

Ho scoperto questo film anni fa, perché sono sempre stata attratta da storie che avessero a che fare con il ruolo dell’insegnante, e amo molto Kevin Kline, che trovo un interprete particolarmente sensibile e versatile. In realtà questa pellicola avrebbe avuto tutte le carte in regola per avere molto più successo, sia per le tematiche proposte che per la prova di recitazione degli interpreti; invece è rimasto un film minore, non famosissimo, e a tutt’oggi, quando ne parlo, spesso mi trovo di fronte qualcuno che non lo ha mai neppure sentito nominare. Personalmente lo trovo splendido e ve lo consiglio, se non lo avete mai visto, soprattutto se avete amato L’attimo fuggente, perché, per certi versi, riesce ad essere persino più bello.

Siamo in un celebre college americano, frequentato da ricchi rampolli di famiglie altolocate, dove il professor Hundert insegna storia greca e romana; innamorato della sua materia, cerca di farvi appassionare anche i suoi studenti, coinvolgendoli direttamente negli aspetti più interessanti e curiosi dell’argomento, in modo da farlo apparire meno noioso possibile. I suoi metodi funzionano alla perfezione, finché arriva un nuovo studente, figlio viziato di un politico, che non solo non è interessato allo studio, ma sembra pure non subire minimamente il fascino del professore.

Dopo un rapporto inizialmente conflittuale con il ragazzo, Hundert riesce ad appassionarlo almeno apparentemente allo studio, fino a farlo partecipare ad una prestigiosa gara di storia, fiore all’occhiello della scuola. Il ragazzo, forse per insicurezza o forse per la volontà di trionfare a qualunque costo, proverà a vincere imbrogliando, ma uscirà sconfitto. Dopo molti anni, però, diventato un importante uomo d’affari, il giovane pretenderà che quella gara di storia venga rifatta, coinvolgendo gli ex-compagni e il professore, ormai anziano, nella sua rivincita. E per il vecchio professore sarà l’occasione di impartire un’ultima meravigliosa lezione di vita ai suoi studenti…

Il film ricorda vagamente L’attimo fuggente, e spesso gli è stato paragonato, ma il messaggio che manda è differente, come molto diverso è l’approccio dell’insegnante nei confronti dei ragazzi: non il carpe diem che spronava a cogliere al volo le occasioni della vita, ma piuttosto finis origine pendet, come dice il preside agli studenti, ovvero la fine dipende sempre dall’inizio, perché solo con il duro lavoro e l’impegno costante si può raggiungere il traguardo.

Kevin Kline è meraviglioso e commovente nel suo coraggioso tentativo di trasmettere valori come l’onestà e la passione per il sapere, e ci dimostra che si può amare e rispettare anche un professore che insegna a venerare i libri, anziché a strapparne le pagine. In Hundert non c’è sicuramente la forza eversiva di Keating, ma anche in lui, pur ligio alle regole e ostinatamente conservatore, c’è il seme della ribellione.

Pur così differenti, sia il professor Keating de L’attimo fuggente, sia Hundert, spronano gli studenti ad una rivoluzione: Keating spingeva al rifiuto di regole ottuse e limitanti, che riducono la cultura ad arido nozionismo, Hundert invece cerca di insegnare alle nuove generazioni a seguire le orme dei grandi del passato, rifiutando i compromessi e le facili scappatoie che soldi e potere spesso offrono. Cerca di farne degli uomini, insegnando il senso dell’onore e della lealtà.

Entrambi meravigliosi insegnanti, ed entrambi film indimenticabili, ma se dovessi sceglierne solo uno da far vedere in tutte le scuole, sceglierei senza dubbio il secondo. Soprattutto per il finale, molto più educativo e sicuramente meno distruttivo.
Kevin Kline è affiancato dalla deliziosa Embeth Davidtz, che con la sua recitazione garbata illumina e addolcisce una pellicola a netta prevalenza di figure maschili.

Tanti i ragazzi che circondano il professore: tra tutti si distingue, nel ruolo del viziato imbroglione, un giovane Emile Hirsch, che da qui vedrà aprirsi una discreta carriera nel cinema, costellata di film importanti, da Into the wild fino a C’era una volta Hollywood di Tarantino. Un po’ più in disparte, troviamo Paul Dano, l’enigmista dell’ultimo Batman. Tra gli adulti invece va ricordato il preside Woodbridge, interpretato dal veterano Edward Herrmann, oltre a Patrick Dempsey e Steven Culp che interpretano due degli studenti ormai cresciuti.

La regia è di quel Michel Hoffman che aveva firmato Sogno di una notte di mezza estate, sempre con Kevin Kline. Certo non è Peter Weir de L’attimo fuggente, ma ha comunque una buona mano nel dirigere, aiutato da una fotografia calda e avvolgente, che sfrutta appieno sia gli ambienti esterni immersi nella natura, sia la solennità maestosamente classica dell’istituto.

Nell’insieme è un film da scoprire e leggere tra le righe, che ha molto da insegnare, non solo ai più giovani, ed è comunque esteticamente molto valido e in grado di regalare emozioni da non sottovalutare. Con un finale che vi resterà nel cuore.

15 pensieri riguardo “Il club degli imperatori (2002)

  1. par na volta un film che ho visto
    carino ma secondo me dai toni troppo dimessi, non lo rivedrei; pur essendo una commedia a tinte drammatiche è pesantino e la sconfitta del professore si sente nella trama

    ti consiglio Professore per amore, con Hugh Grant e credo Marisa Tomei

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  2. Questo è un film che ho visto per intero ma in più occasioni e una parte per volta ma non perchè lo abbia deciso io: è che ogni volta che lo beccavo in tv mi fermavo a guardarlo e poi capitava che si rovinasse il canale o dovessi fare altro. 🤦‍♀️

    Lo trovo un gran bel film, gradevole da vedere e anche educativo.

    Buona domenica. 😊

    Piace a 1 persona

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