Truman Capote – A sangue freddo (2005)

Il film è incentrato sulla figura di uno dei più controversi scrittori del ventesimo secolo, ma non siamo di fronte a un’arida biografia. La storia si concentra infatti su un episodio specifico della vita di Capote, ovvero la genesi e la scrittura del suo romanzo più famoso, che gli ha dato la vera celebrità, aprendogli le porte dei salotti più esclusivi. Nel 1959 Capote era un giornalista e scrittore già abbastanza conosciuto nel circuito culturale di New York. Quando la sua attenzione viene attirata da un raccapricciante omicidio avvenuto in una cittadina rurale del Kansas, intravede la possibilità di sfruttarne le potenzialità letterarie e si reca sul posto per indagare personalmente sull’accaduto e scrivere un articolo per il quotidiano The New Yorker.

Svantaggiato da un fisico sgradevole e da una voce grottesca, incapace di entrare in contatto con persone comuni che non sanno nulla della sua fama, il ritratto iniziale di Truman Capote è impietoso e ispira una certa simpatia, se non altro perché al suo arrivo nella piccola e rozza cittadina trova ben poca collaborazione. Ricorrerà quindi all’aiuto dell’amica Harper Lee, anch’essa scrittrice, che gli permetterà di avere accesso ai verbali della polizia.

Affascinato dal caso, quando i colpevoli vengono arrestati, decide di mettersi in contatto con loro e di scrivere addirittura un romanzo, che, nelle sue intenzioni, avrebbe dato vita a un nuovo genere letterario, il romanzo-verità. È quindi importante che venga a conoscenza di tutti i particolari del caso e che riesca anche a conoscere a fondo la personalità dei colpevoli. Ci metterà sei anni a completare il romanzo e il film si limita proprio a questo periodo di tempo, descrivendo il carattere complesso di Capote, che all’inizio appare un giornalista vanitoso e arrogante, ma finisce pian piano per conquistare la simpatia della gente con la sua incessante ricerca della verità.

Nello stesso tempo, però, ci mostra tutte le sfaccettature della sua personalità, rivelandosi falso e manipolatore, nel momento in cui ci accorgiamo che non cerca la verità fine a se stessa, né tanto meno per aiutare gli accusati, ma solo al fine di acquisire informazioni utili per il suo libro. Il suo editore, dopo aver letto una versione preliminare del romanzo, ancora incompiuta, prevede un enorme successo e sollecita fortemente la pubblicazione rapida. Ma dopo aver approfondito la conoscenza di Perry Smith, uno dei due assassini di cui è diventato quasi intimo, Capote si trova di fronte a una scelta difficile.

Continuerà ad aiutare Perry a trovare un buon avvocato per la sua difesa, nella vana speranza di farlo uscire di prigione, o cercherà invece di ottenere da lui tutte le informazioni il più rapidamente possibile, sperando che i due vengano condannati, per avere il giusto finale del suo romanzo? Il film si propone quindi di restituirci l’immagine di questo scrittore, combattuto da un profondo conflitto interno tra la vita di un assassino, con cui simpatizza e che ha imparato ad apprezzare, e l’arte della scrittura, per cui vive. Capote sceglierà questa seconda strada, sfruttando in modo subdolo il rapporto di amicizia e confidenza instaurato con Perry per farsi raccontare come si sono svolti realmente i fatti.

Il libro diventerà il capolavoro che tutti conosciamo, ma getterà un’ombra indelebile sullo scrittore, che da allora non sarà più capace di scrivere altro, e cadrà vittima dell’alcolismo. Scrivere un capolavoro giustifica il ricorso a tanta bassezza? No, sembra rispondere il regista, che fa di tutto per farci apparire i due criminali come vittime del gioco perverso dello scrittore, pur non assolvendoli dalle proprie colpe. Il film si propone di rivelare almeno in parte chi era Truman Capote, sfruttando questo episodio della sua vita, e analizzando gli aspetti più importanti della sua personalità.

Philip Seymour Hoffman dà corpo e anima alla figura di Truman Capote, sottolineandone tutti i lati più caratteristici con una performance straordinaria, che gli è valsa l’Oscar. Ne riproduce la voce (doppiata per noi da Roberto Chevalier), i gesti e gli atteggiamenti, la genialità e l’ambizione, ma anche la mondanità e la vanità. Riesce perfino ad esprimere il sentimento che lo scrittore prova per Perry, che se non può definirsi amore, è però una passione folle che lo consuma giorno dopo giorno.

Ma non sono da meno anche Catherine Keener, plurinominata per il ruolo di Harper Lee, e Clifton Collins Jr. nei panni di Perry, dimenticato dalle nomination, ma molto efficace nella sua interpretazione. La regia è sobria ed essenziale, con un ritmo forse un po’ lento, ma che non annoia mai, valorizzata anche da una splendida fotografia. Nel complesso è un film diverso, non facile, che sicuramente non si rivolge al grande pubblico, ma che per certi versi è uno spettacolo imperdibile.

11 pensieri riguardo “Truman Capote – A sangue freddo (2005)

  1. Visto il film e letto il libro. Ricordo che sussistevano alcune discordanze tra le due versioni. Credevo di averne parlato nel blog ma non ne trovo traccia… La cosa in assoluto che mi è piaciuta di più è quando Capote scopre “chi è davvero” il criminale di cui si è infatuato…

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