The Paperboy (2012)

Questa pellicola è ufficialmente uno dei maggiori sprechi della storia del cinema, e non lo dico solo io. Il regista ha preso un discreto soggetto, un cast di tutto rispetto e una location suggestiva, ma è riuscito a farne un film mediocre, in cui l’atmosfera è più interessante della storia. Soprattutto nella prima parte, il film ci regala personaggi molto particolari, e un ambiente affascinante e colorato, ma manca lo sviluppo necessario a interessare lo spettatore. Tutto rimane in superficie ed è solo nell’ultimo atto del film che il contenuto diventa interessante, la tensione cresce e tutto diventa più inquietante. Perché, dunque, vederlo?

Per il soggetto, che è un buon giallo, d’atmosfera, non di quelli adrenalinici, ma comunque riserva un bel colpo di scena finale. Per gli attori, che sono tutti bravissimi: calati in ruoli per loro insoliti, tirano fuori il meglio di sé. Per la location, una splendida Florida del 1969, assolata e torrida, in ogni senso, percorsa da rigurgiti di razzismo che si scontrano con le prime vere rivendicazioni di uguaglianza. E per le tematiche affrontate, sia pur superficialmente, dal regista.

La trama è semplice e non brilla per originalità: un carcerato, in attesa di essere giustiziato per omicidio, dichiara la propria innocenza ad una donna che gli scrive in carcere, e si proclama innamorata di lui senza averlo mai visto. La donna, sognando di poterlo sposare, contatta due cronisti, mostrando le lettere in suo possesso e invitandoli ad indagare.

I giornalisti, sentendo odore di scoop, e anche con l’apprezzabile intento di salvare un innocente, indagano, e scoprono che il condannato ha un alibi di ferro. Riescono a scagionarlo e a ottenere la grazia dal governatore, ma…  C’è un “ma” grande come le paludi della Florida. Anzi, ce ne sono parecchi, e verranno a galla solo sul finale, risollevando negli ultimi fotogrammi un film un po’ troppo lento per essere avvincente. L’epilogo, che lascia decisamente la bocca amara, è a suo modo un lieto fine, perché giustizia sarà fatta, anche se a caro prezzo.

Quello che salva il film e lo rende comunque guardabile è lo stile di ripresa molto attraente, l’uso del colore, il montaggio e la fotografia, il crescendo di violenza degli eventi che si susseguono e che diventano sempre più estremi. Ma soprattutto è un film che va visto per gli attori, perché tutti sono ugualmente protagonisti, e tutti da applauso. La Kidman recita probabilmente il ruolo più difficile della sua carriera, e lo fa splendidamente, riuscendo a non essere volgare nemmeno nelle scene più imbarazzanti; Cusack (che qui dimostra tutte le sue capacità espressive) lascia i panni abituali di bravo ragazzo e si fa imbruttire, per interpretare un carcerato antipatico e  disgustoso, sia moralmente che fisicamente, per il quale non si è portati a tifare nemmeno per un attimo.

McConaughey veste per una volta i panni dell’anti-eroe, alcolizzato e con un’omosessualità da tenere nascosta, deturpato nel volto e nell’anima da cicatrici profonde; Zac Efron, liberatosi finalmente dalle canzonette adolescenziali di High School Musical, si mette alla prova in un ruolo drammatico, in cui sembra essere perfettamente a suo agio. E c’è anche Scott Glenn in un ruolo interessante, sia pure di contorno.

Purtroppo il regista sembra più intento a girare primi piani degli attori (e non solo dei volti), che a sviluppare la storia, così come tutte le tematiche sociali, quali razzismo e omosessualità, che avrebbero potuto essere maggiormente approfondite. Da segnalare anche un certo compiacimento del regista, assolutamente fuori luogo, su particolari morbosi e non essenziali per la storia, con scene che scadono in una volgarità sgradevole e del tutto gratuita, oltre che imbarazzante anche per l’innegabile classe della Kidman e di McConaughey. Ma nonostante sia un film con molti difetti, alla fine vale la pena guardarlo, per la sua atmosfera unica, i personaggi speciali, le interpretazioni interessanti e qualche brivido sul finale.
Lo consiglio solo agli amanti del giallo e ai fan dei quattro fantastici protagonisti, ma non prima di aver messo a letto i bambini.

15 pensieri riguardo “The Paperboy (2012)

  1. Dai miei archivi risulta che l’ho visto nel 2014 ma non ne avevo memoria prima di leggere la tua recensione: gli ho dato un brutto voto (4 su 10) quindi temo che il non ricordare nulla indichi che proprio non mi è piaciuto, anche se comunque non è un filmaccio (altrimenti gli avrei dato meno). Malgrado il tuo “ottimismo finale” non mi hai convinto a rivederlo 😛

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