The Danish Girl (2015)

Un film delicato e struggente che affronta con sensibilità un tema quanto mai attuale e controverso, riuscendo a esplorare i meandri meno conosciuti della natura umana. Ambientato nella Danimarca degli anni ’20, racconta la storia di una trasformazione lenta e irreversibile, e per certi versi inevitabile, che vede protagonista un’anima imprigionata, alla ricerca della libertà.

Einar e Gerda sono una coppia di artisti, lui un po’ più affermato di lei. Molto innamorati, stanno cercando di avere un bambino, e vivono il loro amore come qualsiasi altra coppia appena sposata. Un giorno Gerda chiede a Einar di indossare abiti femminili per farle da modella, e quello che inizia come un gioco avrà conseguenze inimmaginabili sulle loro esistenze. Improvvisamente si scatena in Einar un impulso a lungo tenuto nascosto, ma pur sempre latente; sembra che fin dalla giovinezza sapesse di essere nato nel corpo sbagliato, ma si fosse sempre opposto a questa evidenza per l’impossibilità di assecondarla.

Con l’aiuto della giovane moglie che, dopo un iniziale rifiuto, gli offre il suo sostegno amorevole e incondizionato, non senza sacrificio, Einar muove con attenzione i primi passi nella vita pubblica nei panni di una donna, a cui dà il nome di Lili. Gradatamente la sua metamorfosi passerà dall’involucro esterno alla sostanza, e con l’aiuto di un medico arriverà alla decisione di trasformare definitivamente la propria anatomia, anche a costo di rischiare la vita.

Liberamente ispirato alla vera storia di Einar Wegener, uno dei primi transgender conosciuti, vissuto in un’epoca in cui il fenomeno non era ancora noto, il film si muove con estrema sensibilità sul confine tra due personalità inconciliabili, in cui l’affermazione di una, implica necessariamente l’annullamento dell’altra. Al di là dell’argomento, difficile, ma affrontato con una delicatezza che lo trasforma in poesia, il film è meravigliosamente ben fatto, scritto e diretto. Nella sua struttura, The Danish Girl è piuttosto tradizionale, ma quello che lo porta a un livello superiore è l’eleganza abbagliante con cui il regista Tom Hooper affronta il suo soggetto.

Il film è splendidamente fotografato, in modo raffinato e intimo, con una particolare cura dei costumi e degli interni, ma soprattutto è ben interpretato, grazie allo straordinario talento di Eddie Redmayne e Alicia Vikander. Redmayne si trasforma in donna senza alcuno sforzo: quando prova per la prima volta la sensazione di essere vestito in abiti femminili, è quasi impressionante nella sua naturalezza. Vulnerabile, sensibile, elegante, sempre con quello sguardo insicuro e il sorriso disarmante che lo accompagna, un guizzo di nervosismo e un po’ di timidezza, con la mano aggraziata che scosta i capelli dal viso. Non molti attori avrebbero osato assumere un ruolo così audace e intimo, e sicuramente pochissimi lo avrebbero fatto in modo convincente come lui.

Favolosa anche la svedese Alicia Vikander, che mostra magnificamente il tormento interiore di Gerda, l’amore sconfinato che prova per il marito e che le fa accettare la sua natura, anche se questo sconvolgerà la sua vita e distruggerà tutti i suoi sogni di donna. Nel suo personaggio riesce a rappresentare la profondità di un amore che è disposto a sacrificarsi per la felicità dell’altro, ma anche tutti i dubbi che inizialmente la fanno indietreggiare di fronte a qualcosa che non può capire e che un po’ la spaventa. Oscar meritatissimo, dunque, ma avremmo voluto veder premiato anche Redmayne.

Una volta riconosciuta la bellezza visiva dell’insieme e l’accuratezza della ricostruzione storica, bisogna ammettere che il film ha anche qualche piccolo difetto. Una lieve tendenza al melodramma, soprattutto nel finale, si sarebbe potuta evitare, certi particolari, sottolineati da una musica enfatica, avrebbero potuto essere meno evidenziati, così come dialoghi e immagini il cui scopo dichiarato è quello di commuovere; The Danish Girl è già un film toccante nel rappresentare in modo convincente l’evoluzione psicologica di Einar, che via via si trasforma in Lili, senza bisogno di forzature di alcun tipo. E’ un film vero e sincero, profondamente umano e meravigliosamente emozionante.

43 pensieri riguardo “The Danish Girl (2015)

  1. devodire che mi erapiaciuto tantissimo! Un film di una delicatezza unica pur trattando un tema complesso e non semplice! concordo con tutto quello che hai scritto e lei è bravissima! Edè vero una fotografia di una eleganza e bellezza straordinari! ciaoooo e bravissima sempre

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  2. Ciao Raffa! Puoi non crederci, ma mentre leggevo la tua recensione avevo la pelle d’oca Quanti ricordi ha suscitato in me la lettura di questa tua recensione… Ricordo che quel giorno (era un sabarto, credo) andai a piedi al cinema nel primo pomeriggio; il film mi piacque a tal punto da farmi commuovere a più riprese. Ritornai a casa in serata, sempre a piedi, con l’animo ancora un po’ scombussolato da un lato, ma felice di aver visto un bel film!
    Per quanto riguarda quanto hai scritto, devo darti ragione: la vicenda del film è narrata in tutta la sua delicatezza; a dire il vero, non ci ho notato molte forzature, ma forse perché non ho un occhio troppo attento a queste cose.
    Non molto tempo dopo aver visto il film ho letto il libro (“The Danish girl”, di David Ebershoff), ma non mi ha convinto quanto il film; al contrario, è stata molto interessante la lettura del diario – scritto in inglese – del medico che effettuò l’operazione; lo scaricai in ebook, ma non ricordo il titolo.
    Ti auguro una splendida giornata.
    Buona domenica! ❤

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    1. Grazie per aver condiviso queste tue emozioni. Il film ha la capacità di turbare in profondità, e quando l’ho visto non sapevo come finiva. Ho pianto tantissimo su quella conclusione, però è stato talmente emozionante che poi ho voluto rivederlo. Per fortuna hanno trovato gli attori giusti per rappresentarlo, perché sarebbe stato un peccato rovinare una storia così bella.

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      1. Io per andarlo a vedere, mi sono basato su quanto avevo sentito in televisione, credo, o letto in giro; anche io, come te, ero all’oscuro di come finisse. Hai ragione, gli attori sono stati all’altezza di gestire un tema così complesso. A me non è capitato di rivederlo, ma mi piacerebbe davvero molto.

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  3. Io stavolta vado controcorrente. Trovo che sia uno di quei film nati esclusivamente per affrontare una questione, per certi versi nota, che può scandalizzare, così da attirare pubblico. Ricordo che a visione ultimata mi sono detto che era stata un’occasione persa. Il film non aveva avuto il coraggio di dire o mostrare o alzare la voce su quelle tematiche “proibite” che prometteva di spiegare. Alla fine il senso che ne trassi è che si fosse trattato di una mera operazione commerciale fin troppo buonista e perbenista, molto distante dalla realtà.
    Detto questo, ovviamente, se altri ci hanno visto cose più belle, mi fa piacere.

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    1. Io sono andata a vederlo sapendo che era una storia vera, ma senza sapere quasi nulla. E’ chiaro che un film con questo argomento non sarebbe potuto nascere in un altro momento storico, non avrebbe probabilmente interessato nessuno, o una fascia ristrettissima di pubblico. Però non mi sembra che il film abbia voluto scandalizzare, per attirare il pubblico, anzi l’argomento è stato trattato anche con troppa delicatezza, sorvolando sugli aspetti più “morbosi” della questione. Forse è questo il difetto che gli attribuisci, ma credo che abbia più che altro voluto approfondire l’aspetto psicologico della situazione. E al di là di tutto il resto, mi sono goduta l’aspetto estetico, la fotografia, la regia, e soprattutto le interpretazioni. Si poteva fare meglio, certamente, ma per me è valsa la pena di vederlo.

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  4. Splendida la tua recensione. Ho trovato anch’io questo film emozionante e commovente e prima o poi recupererò il romanzo da cui è tratto. Dopo averlo visto ho cercato un po’ su internet le differenze con la storia vera a cui si ispira, dato che non ne sapevo nulla. Non guardo film drammatici di solito perché sono una gran frignona, ma questo sono felice di averlo visto, per ciò che mi ha lasciato.

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    1. Ti ringrazio, ma proprio non mi ci sento… E’ che quando un film mi piace, le parole si scrivono da sole. Non credo che saprei parlare male di un film, o parlare di un film che non mi è piaciuto.

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