Prospettive di un delitto (2008)

Un film originale che rende chiare già dal titolo le sue intenzioni, anche se lascia sottintendere una profondità che purtroppo manca. Le aspettative erano alte, sognavo qualcosa tipo Rashomon, e in quel senso sono andate deluse. Ma resta comunque un buon film d’azione, con la pretesa di rivelare le tante sfaccettature della realtà, e soprattutto di far comprendere che la verità non è mai solo quella che vediamo. Soprattutto quando si tratta di politica.

Si parte col botto, dopo pochi minuti dall’inizio del film: il presidente degli Stati Uniti deve pronunciare un importante discorso in una piazza di Salamanca, in Spagna. C’è un vasto pubblico in attesa, e in mezzo alla folla i servizi segreti tengono d’occhio ogni movimento, mentre il presidente scende dall’auto. Tutto sembra sotto controllo, anche se si avverte nell’aria la tensione. Nel momento in cui il sindaco di Salamanca annuncia il presidente, prima ancora che inizi a parlare, si sente uno sparo. Il presidente è stato colpito. Pochi istanti dopo c’è una grande esplosione in piazza. Cosa è successo esattamente e chi c’è dietro questo attacco?

A questo punto il film riavvolge letteralmente il nastro e ci mostra quanto è appena accaduto da otto punti di vista differenti: tra gli altri, gli agenti segreti al seguito del presidente, un turista che si trovava nella piazza e stava riprendendo con la telecamera, un poliziotto sotto copertura, il Presidente stesso, gli attentatori, e naturalmente i giornalisti. Rivediamo dunque la stessa scena iniziale dalle diverse prospettive, e ogni volta si aggiunge qualche tassello al puzzle, per arrivare alla verità solo nel finale.

Il film è sicuramente intrigante, perché la ripetizione delle scene non annoia mai, ma anzi si arricchisce ogni volta di un particolare o di un retroscena nuovo, che contribuisce alla formazione di un’immagine d’insieme sempre più completa. Dopo aver visto l’attacco dal punto di vista di un certo personaggio, il tempo viene riavvolto alle dodici del pomeriggio e si parte da zero, ma da un’angolazione diversa. Ogni volta che vediamo di nuovo l’evento, il nuovo personaggio fornisce dettagli importanti che cercano di rispondere a quesiti già posti, e nello stesso tempo apre nuove domande a cui si deve cercare una risposta.

Quasi una caccia al tesoro, che ha come scopo la verità dei fatti. Niente è come sembra, e il film lavora abilmente sulle attese dello spettatore rispetto alla soluzione dell’enigma. Ad ogni replay, il regista fa di tutto per raggiungere il culmine della tensione, e per far sì che ogni pezzo del puzzle si collochi al posto giusto.

Lo aiuta anche un cast accuratamente selezionato, dove ogni personaggio ha la faccia giusta, anche se qualcuno avrebbe meritato più spazio, e qualcun altro meno; ma ognuno dà il suo contributo, ed è protagonista del suo personale frammento del film. Non manca nemmeno una buona sincronizzazione delle varie prospettive, che si fondono in un insieme composito ma dotato di uniformità lineare. Quali sono dunque i difetti?

Sicuramente una generalizzazione un po’ stereotipata dei personaggi, che diventano una galleria abbastanza banale, laddove si sarebbe potuto osare molto di più; invece il regista si destreggia tra guardie del corpo con la vocazione dell’eroe e poliziotti corrotti, giornalisti a caccia della notizia sensazionale, vera o no non importa, e terroristi decisi a tutto, che si fermano di fronte a una bambina.

E sul finale si raggiunge l’apice dell’inverosimile, trasformando una storia che poteva davvero dire qualcosa di nuovo, in un tipico inseguimento all’americana, dove gli effetti speciali si sprecano e il realismo si perde per strada, in un tripudio di esplosioni e auto lanciate a folle velocità.

Un’occasione sprecata, soprattutto per il cast notevole, su cui spiccano un Dennis Quaid imbolsito ma sempre scattante, e un Forest Whitaker che, pur relegato in un angolo, riesce a brillare. Più spazio avrebbe meritato Sigourney Weaver, a cui, una volta tanto, era toccato un ruolo interessante. William Hurt è indolente, sembra che abbia sbagliato film, ed è decisamente sprecato. Matthew Fox ha la sua occasione dopo Lost, ma non riesce a lasciare il segno.
Rimane comunque un buon film d’azione, con una discreta suspense, un paio di sorprese sistemate al momento giusto e un bel colpo di scena finale.
Merita almeno una visione per chi è appassionato del genere.

19 pensieri riguardo “Prospettive di un delitto (2008)

  1. L’ho incrociato tante volte ma mai una volta che l’ho terminato (una volta perché mi cominciava ad annoiare, una volta perché mi è venuto sonno, e così via). Oggi me ne rammarico un po’ perché mi sono ripromesso prima o poi di rivederlo tutto per valutarne pregi e difetti, come hai fatto tu. 😉

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  2. Quando ho visto il trailer ieri, su TV8, ero quasi tentato, visto il grande cast, ma poi ho beccato una super-chicca su un piccolo canale locale ed è scattata la mania di recuperare film introvabili, quindi ho mancato l’appuntamento. Malgrado i grandi attori, dalla tua recensione intuisco che non mi piacerebbe. Vediamo se mi ricapiterà sotto gli occhi 😉

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