Piano… piano, dolce Carlotta (1964)

Doveva essere il seguito di Che fine ha fatto Baby Jane?, ma Bette Davis si rifiutò di recitare di nuovo accanto all’eterna rivale Joan Crawford, e il regista fu costretto a scrivere una nuova sceneggiatura e cercare un’attrice che potesse andare d’accordo con la Davis. Il risultato è un riuscito giallo d’atmosfera, con attori di grande spessore, che tiene letteralmente incollati alla sedia, dall’inizio alla fine. Anche questo film rientra nella categoria di quel favoloso bianco e nero che creava emozioni e suggestioni solo con la luce e con le ombre, dove il sangue, anche se non era rosso, spiccava sul candore di un abito bianco, creando un risultato ad effetto.

La protagonista che dà il titolo al film è una ricchissima ereditiera, rimasta zitella dopo la morte del suo giovane amante, che lei pensa sia stato ucciso dal padre per impedirgli di sposarla. Dopo la morte dell’amatissimo padre, che Carlotta ha comunque perdonato, la sfortunata è invecchiata tutta sola nell’enorme casa di famiglia, con l’unica compagnia della bisbetica ma fedele governante.

Dopo un lunghissimo periodo di assenza, si reca a trovarla la cugina, da sempre invidiosa delle ricchezze di famiglia, che hanno fatto crescere nel lusso Carlotta mentre a lei sono sempre state negate. Inutile dire che il suo improvviso arrivo non è assolutamente disinteressato, e che la povera Carlotta dovrà difendersi da un vero e proprio complotto ordito ai suoi danni, che la porterà sull’orlo della pazzia, ma che rivelerà anche antichi segreti sepolti da tempo.

Il film ha un incipit fulminante, un breve ma fondamentale antefatto, ambientato nel passato, che è quasi un film dentro il film, e introduce la storia e i personaggi principali. La vicenda è tutto un susseguirsi di sorprese e colpi di scena, un accavallarsi di avvenimenti tra realtà, apparenza e sogno, in cui la verità si nasconde molto bene. Siamo di fronte al cinema con la C maiuscola, in cui la suspense era creata dal cigolio di una porta o dal suono di un carillon, mentre le ombre ballavano sui muri alla luce tremolante di una candela.

Bette Davis è grande come sempre, anche se leggermente sopra le righe, ma il suo sguardo vivido ed espressivo, che passa senza difficoltà dalla tenerezza alla paura, fino alla furia della vendetta, non si dimentica facilmente. Nel ruolo della cugina ingrata troviamo Olivia De Havilland, la dolce Melania di Via col vento, qui odiosa e arrogante come non mai, un po’ rigida, forse perchè il ruolo di cattiva non le si addice.

Anche Joseph Cotten recita una parte per lui insolita, quella di un piccolo imbroglione senza scrupoli, avido di denaro e disposto a tutto pur di ottenerlo; lui che era stato il fratello buono di Gregory Peck in Duello al sole, e il romantico pittore innamorato de Il ritratto di Jennie, si deve calare nell’ingrato ruolo del cattivo di turno, ambiguo e sleale, che sfrutta le debolezze altrui a proprio vantaggio.

Su tutto il cast si eleva Agnes Moorehead, assolutamente insuperabile nel ruolo della governante, impicciona, intrigante, ma anche profondamente leale e fedele alla sua padrona. L’interpretazione di questo personaggio, che le valse la nomination all’Oscar, si aggiunge ad una lunga lista di ruoli ricoperti dall’attrice con disinvoltura, senza preoccuparsi di dover apparire sciatta o sgradevole nell’aspetto. La Moorehead faceva infatti parte di un ristretto gruppo di grandi attrici, tra cui rientra anche Bette Davis, che non hanno mai avuto problemi ad imbruttirsi pur di calarsi in una parte. Il film è ricordato come uno degli ultimi in cui hanno recitato le grandi star della vecchia Hollywood. Oltre ai quattro protagonisti, vanno ricordati anche Mary Astor e Cecil Kellaway in ruoli marginali, oltre a Victor Buono nel ruolo del padre di Carlotta.

Nell’insieme il film è un ottimo giallo, ricco di colpi di scena ad effetto che lo rendono apprezzabilissimo anche oggi. E’ chiaro che il gusto è mutato parecchio da allora, ma la regia sapiente di Robert Aldrich e la fotografia perfetta, con un uso accorto di luci ed ombre, creano una suspense ineguagliabile. Colpisce anche, oltre alla convincente recitazione di tutto il cast, la colonna sonora inquietante, composta dal leggendario Frank DeVol, autore di successi come Stranger in paradise e Que serà, serà. Recitazione un po’ sopra le righe, ma classe insuperabile.

Trailer in lingua originale

26 pensieri riguardo “Piano… piano, dolce Carlotta (1964)

  1. Non lo ricordo…
    Ti segnalo comunque l’esistenza di un canale sul digitale terreste che passa sempre un mucchio di film in bianco e nero (che credo amerai molto). Si tratta di Policinema (emittente bolognese) che da me (ovvero nel Lazio) è situata sul 92. 🙂

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    1. Sì, infatti ha praticamente riscritto il film, sulla base di un racconto, dello stesso autore, e dal titolo simile. “Che fine ha fatto la cugina Carlotta?” L’autore di entrambe le storie è Henry Farrell

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  2. “La Moorehead faceva infatti parte di un ristretto gruppo di grandi attrici, tra cui rientra anche Bette Davis, che non hanno mai avuto problemi ad imbruttirsi pur di calarsi in una parte…”

    Ehhh…altro spessore di certa robba che gira oggi…

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