Fahrenheit 451 (1966)

Tratto da un racconto di Bradbury, è uno dei film più toccanti di François Truffaut. Il regista era un avido lettore, amava molto la letteratura, e questa pellicola è la sua dichiarazione d’amore per i libri. Il film si inserisce nel filone della fantascienza distopica, ma Truffaut sceglie di dare un taglio più classico, perché il vero protagonista della pellicola è il libro, desiderato, esaltato, e demonizzato, e la letteratura diventa materiale della trama, un personaggio quasi più vivo e presente degli attori in carne e ossa. Quello che preme al regista è il valore del passato, rappresentato dai libri, molto più della raffigurazione di una immaginaria società del futuro. Per questo Truffaut colloca la storia fuori dal tempo, piuttosto che situarla in un convenzionale universo fantascientifico.  

Siamo in un paese di fantasia e in un tempo imprecisato, in cui leggere o anche solo possedere libri è reato: il potere ha deciso infatti di distruggerli tutti, utilizzando il pretesto che siano la causa prima di infelicità. I libri di filosofia, che insegnano a pensare, o quelli di letteratura, che fanno sognare e quindi generano illusioni, in pratica tutta la cultura che può elevare l’uomo dalla sua condizione di apatia preordinata, sono nemici da distruggere. In cambio il governo fornisce ai cittadini pillole della felicità e, attraverso la televisione, fa loro il lavaggio del cervello, spegnendo qualunque velleità di cambiamento, e costringendoli ad una sottomissione inebetita. I libri vengono requisiti nelle case tramite perquisizioni, e bruciati pubblicamente per mezzo di giganteschi roghi, utilizzati anche come divertimento ipnotico per il popolo. Oppure nelle case stesse di chi li possiede, come punizione per il reato commesso.

Il titolo fa riferimento alla temperatura di combustione della carta, e 451 è il numero riportato sulle divise degli addetti alle perquisizioni.  Il film racconta la storia di Montag, uno dei vigili del fuoco che si occupa della distruzione dei libri, e che ad un certo punto, dopo aver visto una donna che sceglie di morire con i propri libri, piuttosto che vivere senza, comincia ad avere dei dubbi sul reale valore dei libri, e gradatamente finisce per passare dalla parte di chi preserva la cultura, imparando a memoria i testi, per tramandarne il contenuto anche dopo la loro distruzione.

Alla presa di coscienza di Montag contribuisce anche l’osservazione di quanto artificiali e sedate siano le vite delle persone che lo circondano, a cominciare dalla moglie Linda, che passa tutta la giornata davanti alla televisione ad ascoltare ciecamente quello che il governo racconta come verità, e prende un numero impressionante di pillole per cercare di essere felice. L’incontro con Clarisse, straordinariamente simile alla moglie nell’aspetto, ma completamente diversa nell’atteggiamento e nei ragionamenti, lo porta a mettere in discussione il suo lavoro e le premesse su cui si fonda.

Truffaut, imparando da Hitchcock che tanto ammirava, non solo dà alla storia di Bradbury una spinta in più a livello di tensione psicologica, ma aggiunge anche una certa originalità visiva molto efficace: in un paio di scene chiave in cui i vigili del fuoco stanno bruciando i libri, presenta un montaggio di primi piani, in cui si possono leggere i titoli dei vari libri e in alcune sequenze si sofferma addirittura sul contenuto delle pagine che stanno bruciando. In questo modo sottolinea il senso di perdita irrimediabile di frammenti di cultura e di umanità.

Anche dal punto di vista cinematografico il film è degno di nota, anche se di certo non è il migliore del regista francese: per l’occasione Truffaut collabora con Bernard Hermann, autore delle migliori colonne sonore dei film di Hitchcock, e la sua musica contribuisce a creare un’atmosfera particolare, un po’ alienante. Molto del fascino di questo film si deve anche a Nicholas Roeg, autore della strabiliante fotografia, che ammanta di poesia anche i momenti più crudi. La scena finale nel bosco, nella neve, è assolutamente magica.

Oscar Werner, forse non bravo come in Jules & Jim, rende comunque credibile il suo personaggio, e Julie Christie, destreggiandosi tra due personaggi completamente diversi, è più che convincente in entrambi i ruoli. Cyril Cusack, nei panni del capo di Montag, dà vita a un antagonista veramente disprezzabile.

Un film profetico, che anticipa lo strapotere e l’ingerenza dei media nella vita quotidiana, nonché la progressiva scomparsa del testo stampato, anche se fortunatamente possedere un libro non è ancora reato; ma anche una metafora dei peggiori totalitarismi, che da sempre promettono all’uomo quello che spacciano per felicità, a prezzo della libertà individuale e dell’omologazione.
Per avere quasi 60 anni, un film straordinariamente attuale.

16 pensieri riguardo “Fahrenheit 451 (1966)

  1. sembra molto interessante
    inoltre come tematiche e messa in scena potrebbe essere un precursore di uno dei mondi narrati da Black Mirror (saga che andava di moda qualche anno fa, ora scomparsa dai discorsi)

    potrebbe essere una metafora del nazismo, inoltre

    Piace a 1 persona

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...