The gift (2000)

Sam Raimi ha firmato film di generi molto diversi, dall’horror alla commedia, dal western al thriller, ed è sempre riuscito a ottenere risultati non banali. The gift si inserisce a pieno titolo nella sua filmografia, perché è un film che mescola generi diversi con classe e buon gusto, sostenuto da un’ottima sceneggiatura e da un cast fin troppo nutrito.

Il film racconta la storia di Annie Wilson, una sensitiva di una piccola cittadina di provincia che, con le sue visioni, riesce a risolvere il caso della scomparsa di Jessica, una giovane donna del luogo che nasconde qualche segreto. Un thriller, dunque, ma con sfumature sovrannaturali che aggiungono tensione e fascino alla storia. Impostando il nucleo del film su Annie e sul suo dono, Raimi costruisce gradualmente il ritratto psicologico dei personaggi che circondano la protagonista e interagiscono con lei, sfruttando quel coinvolgimento caratteristico di una piccola città, dove tutti si conoscono e sanno tutto della vita dell’altro.

Lo sviluppo della trama è lento e graduale, i personaggi si rivelano uno dopo l’altro, sempre girando come satelliti attorno alla figura di Annie, che rimane centrale. Le uniche scosse date alla storia vengono da Donnie, il marito violento di una delle clienti di Annie, che non solo crea un innalzamento della tensione e del ritmo, ma prepara la strada a un’apparenza di colpevolezza, che solo Annie sarà in grado di sfatare. È con le visioni di Annie che il film riesce davvero a catturare l’attenzione dello spettatore, anche perché iniziano molto prima della scomparsa della giovane Jessica.

E il regista ci tiene a farci sapere che sono vere visioni, e che Annie non è un’imbrogliona che sbarca il lunario leggendo le carte a clienti creduloni. Quello che inizia come un episodio isolato, prende forma con diversi eventi soprannaturali, tra cui visioni difficilmente comprensibili nell’immediato, e visite di spiriti. A volte capita di cadere in effetti facili e banali, quando si tratta di sovrannaturale, ma non è questo il caso. La tensione è costruita in modo sottile ed elegante, le visioni e i sogni di Annie sono surreali più che spaventosi.

Cate Blanchett contribuisce con la sua recitazione misurata, i suoi vestiti scadenti e l’auto scassata, a dipingere la giovane vedova che deve occuparsi dei suoi figli, ma che sente anche il dovere morale di utilizzare il suo dono per aiutare gli altri. Ed è anche bello che non riesca a vedere tutto, che lei stessa non sappia interpretare quello che vede. Questo rende il film più realistico ed emozionante.

Accanto a Cate Blanchett, anzi per meglio dire, attorno a lei, recitano tutti attori di prim’ordine. Giovanni Ribisi interpreta con intensità il confuso Buddy: la sua disperazione e la lotta con un passato che lo tormenta, sono particolarmente commoventi. Katie Holmes mette da parte la sua dolcezza adolescenziale per calarsi nei panni della ragazza capricciosa e disinibita, che pensa di poter avere tutto grazie alla sua bellezza. La maschera inespressiva di Keanu Reeves diventa minacciosa e dipinge un marito orribile e violento, sfoderando un’aggressività esplosiva che ne fa un sospetto perfetto per l’omicidio.  E anche Hilary Swank riesce a calarsi perfettamente nel ruolo di Valery, giovane moglie maltrattata, che vorrebbe fuggire da un matrimonio opprimente ma non ha abbastanza coraggio. Da citare ancora Gary Cole, J. K. Simmons, e soprattutto Greg Kinnear, nel ruolo del fidanzato di Jessica, che coinvolge Annie nella ricerca della ragazza.

Forse sono anche troppi gli attori coinvolti in questa girandola, tanto da disperdere un po’ l’attenzione e la suspense; in certi momenti, seguendo le vicende di Buddy o l’infelice matrimonio di Valery, quasi ci si dimentica che è sparita una ragazza. Ma è Cate Blanchett a reggere le fila di tutto e a dare al film vita e anima, anche se The Gift trae gran parte della sua atmosfera dagli alberi secolari e dalle paludi della Georgia. Il luogo crea una cornice suggestiva per uno svolgimento non particolarmente ricco di sorprese, che riserva tutto il climax sul finale. C’è qualche effetto horror qua e là, ma sempre senza compiacimento, rimanendo finalizzato alla narrazione.

The gift è un thriller abbastanza tradizionale, ma dalla forte personalità, caratterizzato da sfumature inaspettate e con un finale metafisico molto coraggioso, che dà all’insieme una marcia in più, e fa dimenticare un colpevole non proprio imprevedibile.

13 pensieri riguardo “The gift (2000)

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...