Una cena quasi perfetta (1995)

Un film originale, semplice nella narrazione ma sorretto da un’ottima sceneggiatura che sfrutta a pieno gli spunti della trama. Si parte da un incidente occasionale: cinque amici che abitano insieme in una casa lungo l’autostrada, una sera ospitano un camionista di passaggio, invitandolo a fermarsi da loro per mangiare. Durante la cena, l’ospite mostra apertamente di avere idee razziste ed estremamente conservatrici, e questo indispone i ragazzi, che sono invece tutti di idee molto liberal. Complice la stanchezza e il vino, nasce un alterco che sfocia in una colluttazione, e il camionista ha la peggio.

Volendo evitare di essere arrestati, i ragazzi decidono di seppellirlo in giardino, convincendosi che tutto sommato hanno liberato il mondo da una figura tutt’altro che positiva. Dopo questo accidentale imprevisto, i cinque amici, forti della loro mentalità aperta e progressista, decidono di assumersi il compito di ripulire la società da tutti quelli che non la pensano come loro, considerati individui inutili se non addirittura pericolosi, trasformandoli in concime per i pomodori che coltivano in giardino.

Stringono un patto tra loro, in modo da essere tutti d’accordo, e quindi tutti complici: inviteranno a cena, ogni sabato, un ospite di convinzioni politiche, filosofiche o religiose, diverse dalle loro, la cui eliminazione ritengono una manna per il pianeta. Durante la cena cercheranno di fargli cambiare idea con la loro dialettica, e se alla fine della cena, arrivati al dessert, saranno riusciti a convincerlo, potrà sopravvivere, diversamente andrà a concimare i pomodori.

La trama è chiaramente grottesca, e non offre molta azione: quasi tutto il film è ambientato all’interno della casa, tra la cucina e la camera da pranzo dove si svolgono le cene, con qualche saltuario passaggio in giardino, dove vediamo i pomodori crescere sempre più rigogliosi. C’è anche un pizzico di suspense quando qualcuno comincia a indagare sulle sparizioni, ma dura troppo poco per ravvivare la narrazione. Non svelo come finisce, perché il colpo di scena finale vale da solo tutto il film e va gustato.

La pellicola si inserisce teoricamente nel filone comico grottesco che vanta antenati ben più illustri, da Arsenico e vecchi merletti fino a La signora omicidi, ma quello che qui manca è proprio l’umorismo. Nonostante la sceneggiatura sia molto curata e i dialoghi riservino alcune sorprese e qualche guizzo, sia tra i cinque amici che non sempre sono d’accordo, sia nelle conversazioni con i malcapitati ospiti, al film manca del tutto la leggerezza dell’assurdo.

Non si può paragonare la follia delle adorabili vecchiette di Arsenico e vecchi merletti, che avvelenavano gli anziani ospiti della loro pensione per alleviarne la solitudine, con l’arroganza e la protervia di questi cinque insopportabili intellettualoidi, che si ergono a giudici di chi sia degno di vivere, secondo il loro insindacabile giudizio. Il pregio del film, invece, è un altro. Offre una perfetta metafora di quello che è il dibattito politico, in cui nessuno ascolta veramente il punto di vista dell’altro, ma tende solo ad imporre il proprio, spesso senza ricorrere a vere argomentazioni, ma solo a polemiche sterili se non addirittura alle offese.

Forse per essere ancor più provocatorio, il film presenta personaggi fortemente stereotipati, a cominciare dai cinque laureandi: Courtney B. Vance è l’inflessibile uomo di colore che studia scienze politiche e trascina gli amici con i suoi ragionamenti filosofici, Ron Eldard è il futuro avvocato che studia legge, Jonathan Penner è lo studente d’arte, estroso e fuori da ogni schema piccolo borghese, Annabeth Gish è la ragazza più debole, mentre Cameron Diaz è quella forte e intelligente.

Allo stesso modo stereotipati sono gli ospiti delle varie cene: il rude camionista antisemita è Bill Paxton, mentre Charles Durning è un prete rigorosamente contrario all’omosessualità, e Ron Perlman, forse la miglior interpretazione, è il politico di destra che scatena le ire dello studente di colore. Ma c’è anche l’adolescente cattolica contraria ai rapporti prematrimoniali e il maschio sciovinista convinto che le donne stuprate se la siano cercata.

Un bel campionario, non c’è che dire, ma questi ospiti così estremisti non sono meno odiosi dei loro carnefici, che li deridono apertamente scambiandosi sguardi d’intesa e sorrisini compiaciuti, con malcelata superiorità. E il loro filosofeggiare fumando canne, mentre decidono la sorte degli ospiti è assolutamente disgustoso. La sceneggiatura sembra di parte, almeno a prima vista: il film si schiera in modo netto dalla parte dei liberali e descrive i repubblicani e le personalità di destra come idioti che meritano di morire. Tuttavia è interessante notare che i nostri protagonisti possiedono armi e mangiano carne, uno di loro arriva addirittura a uccidere un uccellino per puro divertimento, quindi non sono esattamente dei santi. Cercano di convincersi di essere retti, ma lo spettatore sa che non lo sono. E il finale ci fa ben sperare.

Nel complesso è un film di medio budget ben fatto, con una buona sceneggiatura, e interpreti tutti di talento. La premessa è assurda, naturalmente, ma il film è abbastanza crudo da far riflettere.

15 pensieri riguardo “Una cena quasi perfetta (1995)

  1. però, interessante
    deve essere uno dei film indipendenti a cui Cameron si è rivolta dopo The Mask e Tutti pazzi per Mary in cerca di credibilità

    la trama che hai raccontato mi ha fatto concordare con te: questi alla fine non sono tanto meglio di coloro che giudicano sacrificabili e anzi la consapevolezza di ergersi a giudici universali li rende ancora più pericolosi!

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  2. Sarà… Ma sarà capitato a chiunque di noi di pensare che senza certe persone il mondo sarebbe migliore no? E almeno per quanto riguarda la prima vittima lo penso, eccome. Poi un conto è pensarlo un altro passare all’azione: quello è terrorismo politico

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      1. Certo. Ma non trovo insopportabile il disprezzo che hanno verso quei personaggi, piuttosto le loro azioni. E il finale secondo me nn è consolatorio o positivo tutt’altro: alla fine resta sul campo semplicemente il più furbo, che nei fatti è pericoloso tanto quanto loro

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      2. Forse mi sono espressa male. Volevo dire che mi è sembrato spregevole di come decidessero delle vite altrui con leggerezza, ballando, bevendo e fumando allegramente canne. Sembrava che non avessero la consapevolezza di uccidere un altro essere umano. Poi diciamocelo, il primo e l’ultimo personaggio erano effettivamente orribili, ma altri erano solo in disaccordo con le idee del gruppo.

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      3. Certo infatti le loro azioni perdono la “purezza” (perdona il termine!) e diventano puri crimini. E anche le loro anime ne risentono come testimoniano alcune scene. Cmq il misogino che dice che non esiste la violenza sessuale è il protagonista di NCIS l’avrai riconosciuto e nella vita privata il marito di Mindy di Mork&Mindy!

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