La congiura degli innocenti (1954)

Nello stesso anno di Caccia al ladro, Hitchcock ci regala questa bizzarra incursione nella commedia. Il maestro del brivido, in realtà, ha sempre impreziosito i suoi film con un pizzico di umorismo nero, ma questa volta si supera, mettendo in scena una storia originale e a tratti grottesca, partendo da un cadavere. Anche il titolo originale, The Trouble with Harry, è ironico, perché fa riferimento al morto come ad un problema, qualcosa da risolvere, mentre il titolo italiano in qualche modo svela il finale.

Il problema con Harry è che è morto, non si sa come, ed è una presenza ingombrante. Alcuni abitanti di un piccolo villaggio del Vermont ne trovano il corpo, in una soleggiata giornata autunnale, e lo seppelliscono con noncuranza, per poi dissotterrarlo, in quattro diversi momenti nel corso di un solo giorno. Ognuno di loro, all’insaputa degli altri, pensa di essere stato accidentalmente la causa della morte di Harry, e vorrebbe evitare di attirare l’attenzione della polizia.

La moglie di Harry si convince di essere la causa della morte, visto che lo aveva colpito in testa con una bottiglia durante un litigio; un anziano capitano di rimorchiatori, che si trova a caccia nel bosco, pensa di averlo colpito per sbaglio col suo fucile, mentre una matura zitella si ritiene responsabile per averlo colpito col tacco della scarpa, per difendersi da quella che riteneva un’aggressione.

C’è anche un vagabondo che vede il cadavere di Harry e gli ruba le scarpe. Poi c’è un passante, che cammina per il bosco assorto nella lettura, al punto che inciampa nel cadavere senza rendersene conto. E c’è anche un pittore che si ferma a fargli un ritratto. La parte più divertente del film sta proprio nell’indifferenza con cui ognuno tratta il corpo del povero Harry, senza alcuna pietà per la sua sorte, ma con l’unica preoccupazione di nascondere le proprie supposte responsabilità.

A nessuno di loro importa che sia morto, né provano alcun rimorso. Ma vogliono evitare di essere scoperti. C’è poi un poliziotto, decisamente poco sveglio, che completa il quadro, costringendo tutti quanti a collaborare per nascondere il corpo. I successivi spostamenti del cadavere, disseppellito, trascinato come un sacco di patate e poi seppellito di nuovo, con la noncuranza con cui si potrebbe seppellire un uccellino caduto da un ramo, costituiscono i momenti più divertenti del film, un vero trionfo di umorismo british, tra inviti a prendere il tè e timidi corteggiamenti, che sfoceranno in due diverse relazioni amorose.

Alla fine si scoprirà anche la vera causa della morte di Harry, e dal titolo italiano si capisce già che nessuno dei presunti colpevoli ne è il responsabile. Il film è basato su un breve romanzo umoristico di Jack Trevor ed è sceneggiato da John Michael Hayes. E’ una storia originale e grottesca, in cui Hitchcock abbandona le atmosfere scure e spettrali per i più vividi colori del Vermont nella stagione autunnale, e mostra la morte alla luce del giorno, senza però rinunciare al mistero che si svela solo alla fine.

Anche la scelta del cast è inusuale per Hitch: niente nomi di richiamo, niente bionda fatale, anzi una debuttante alla sua prima apparizione, anche se ha il sorriso luminoso e la grazia di Shirley MacLaine. Accanto a lei John Forsythe, Mildred Natwick ed Edmund Gwenn. Debutto anche per Bernard Herrmann, che accompagna le avventure di questi stravaganti personaggi con una colonna sonora vivace e sbarazzina, segnando l’inizio di una lunga e proficua collaborazione con il regista britannico.

Un film quindi fuori dagli schemi, difficile anche da inquadrare in un genere ben definito, in qualche modo un esperimento del grande regista. Esperimento, purtroppo, non del tutto riuscito all’epoca, perché non piacque al pubblico cinematografico, che da Hitchcock si aspettava il classico thriller. Poi, come spesso succede, è diventato nel tempo un cult, perché si è arrivati a capire l’approccio geniale del maestro. In fondo qui Hitchcock non si allontana così tanto dalla sua zona di comfort in termini di contenuto, ma si adatta da par suo alle regole di un nuovo genere, la commedia.

Alterna sapientemente i momenti drammatici a quelli divertenti, complicando gradualmente l’intreccio e aumentando l’intensità delle situazioni. Visivamente, è anche uno dei suoi film più belli, con una fotografia che esalta i paesaggi ricoperti di foglie dai colori saturi, puntando sul contrasto tra la bellezza della natura e l’orrore della morte. Nella suggestiva ambientazione di quest’angolo di paradiso, Hitchcock ci mostra ancora una volta l’essenza più mostruosa dell’essere umano, calcolatore, bugiardo, egoista e persino potenziale assassino.
Alla fine, nessuno è davvero innocente.

21 pensieri riguardo “La congiura degli innocenti (1954)

  1. Mi fa piacere che hai parlato della commedia nera che preferisco tra tutte. Un film sottovalutato e non capito ancora oggi da alcune persone che si dichiarano grandi fan di Hitchcock… Per me, nel suo genere, è un capolavoro. Anche i dialoghi e le situazioni mi sembrano particolarmente curati. 😉

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