La vita è meravigliosa (1946)

Questa pellicola di Frank Capra, toccante, a tratti malinconica, ma con una morale di grande valore simbolico, forse non è il suo film migliore, ma certamente uno dei più coraggiosi e inventivi, e rimane una delle migliori interpretazioni di James Stewart.
Capra amava moltissimo questo film, che contiene una verità profonda e assoluta, ancora valida a distanza di più di settant’anni: la vita è un bene prezioso, un dono che si deve accettare e serbare, perché ognuno di noi ha un valore inestimabile e un suo posto insostituibile nel mondo.

La storia è quella di George Bailey, un uomo semplice e onesto, che dopo aver trascorso tutta la vita a fare del bene e ad occuparsi degli altri, trascurando spesso i propri interessi, si trova sull’orlo del fallimento, in una situazione disperata, da cui non vede altra via d’uscita che il suicidio. A dissuaderlo dai suoi propositi viene mandato dal Paradiso un angelo di seconda classe, che spera, con questa missione sulla Terra, di guadagnarsi le ali.

L’angelo Clarence, con le fattezze di un simpatico vecchietto, gli mostrerà cosa sarebbe successo se lui non fosse mai nato, ovvero come sarebbe il mondo senza di lui: lo trasporta in una realtà alternativa, come il fantasma dei Natali futuri di Dickens, mostrandogli un mondo diverso e decisamente peggiore, in cui tutte le persone che in qualche modo ha conosciuto e frequentato, in sua assenza, hanno avuto un destino triste, se non addirittura fatale. Così il fratello, a cui aveva salvato la vita da piccolo, senza il suo provvidenziale intervento sarà destinato a morire, mentre la donna che ama, senza di lui, trascinerà la sua vita infelice e solitaria, continuando a sognare l’amore che non ha mai incontrato.

L’angelo gli dimostrerà come la sua esistenza sia stata decisiva per le vite di altre persone, facendogli comprendere come la vita di ognuno sia collegata a tutta la comunità in cui vive e si muove, per cui tutti sono importanti e nessuno è inutile. E soprattutto, nessuno può considerarsi fallito se ha amici che gli vogliono bene. Ed è in fondo questo il messaggio più prezioso del film. La vita non è solo meravigliosa per noi stessi, ma soprattutto per gli altri, per tutti quelli che possiamo aiutare e per i quali possiamo essere una speranza di salvezza.

La vicenda si conclude poi con un finale forse un po’ ingenuo, ma molto confortante, in cui vediamo il protagonista risolvere le sue difficoltà economiche grazie all’aiuto di tutta la comunità dei concittadini, che ricambiano con slancio l’aiuto ricevuto negli anni, facendo una colletta. E negli ultimi fotogrammi il suono gentile di una campana ci informa che l’angelo Clarence ha ottenuto finalmente le sue ali. E così, in un trionfo di ottimismo, si conclude questa moderna fiaba dolce amara.

Capra non badò a spese arrivando a investire più di tre milioni di dollari, ma il film fu un insuccesso al botteghino, nonostante le cinque nomination all’Oscar, e coprì a malapena le spese. Rivalutato poi negli anni, oggi è diventato uno dei più amati e popolari del cinema americano.
Il regista, da quel fine conoscitore dell’animo umano che era, riesce a popolare le sue storie di personaggi sempre credibili, nel bene e nel male, anche se la sua visione è molto manichea: i buoni sono idealisti e sognatori, i cattivi lo sono in modo marcato e netto, le narrazioni sono limpide e sincere. Anche in questo film, come in altri di Capra, gli interpreti hanno un ruolo fondamentale: così è immenso James Stewart nel rappresentare la disperazione dell’uomo qualunque colpito duramente dalla sfortuna e la rabbia per i suoi sogni infranti, ma è altrettanto notevole Lionel Barrymore nei panni del crudele miliardario, cinico e disonesto oltre ogni immaginazione, eppure così credibile e inquietante.

Straordinaria la capacità che ha questa pellicola di commuovere e divertire al tempo stesso, ed è impossibile non rimanerne colpiti, anche se allo spettatore moderno la sua morale può apparire ingenua. George rappresenta l’animo inquieto di chi non si arrende di fronte alle difficoltà, di chi combatte anche nella disperazione. Il suo personaggio ci insegna che non ci si deve arrendere alla rabbia e soprattutto alla sfiducia. Perché niente può essere peggio che perdere la speranza e non credere più a nulla. 

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