…e l’uomo creò Satana (1960)

Il film è la drammatizzazione di un fatto realmente accaduto a Dayton, in Tennessee, nel 1925. Un giovane professore di scienze fu accusato di aver insegnato ai suoi studenti la teoria di Darwin sull’evoluzione, affermando che l’uomo discende dalla scimmia. Per le leggi del tempo il fatto costituiva reato, e il professore fu processato per corruzione di minori. Il processo si chiuse con una condanna dell’insegnante al pagamento di una multa, ma la condanna fu poi cancellata per un vizio formale. Tuttavia il giovane professore lasciò per sempre l’insegnamento.

Il processo diventò uno scontro aperto tra evoluzionismo e fondamentalismo cattolico, che vedeva minacciato il proprio credo dalle teorie darwiniane. L’accusa fu sostenuta da William Bryan, due volte candidato alla presidenza degli Stati Uniti ed ex Segretario di Stato, sotto la presidenza Wilson, mentre la difesa dell’insegnante fu affidata a Clarence Darrow, illustre avvocato, già famoso per le sue lotte per i diritti civili. Anche se l’imputato alla fine fu condannato, il fondamentalismo nel corso del processo aveva subito un duro colpo: Bryan, presentatosi come esperto in materia biblica, era stato messo in ridicolo, durante il controinterrogatorio, dall’avvocato Darrow che ne aveva evidenziato le idee incoerenti e l’esasperato puritanesimo. Bryan pochi giorni dopo il termine del processo morì per un colpo apoplettico. Fin qui la vicenda reale, che avrebbe prestato facilmente il fianco ad una interpretazione di parte, soprattutto pensando che il film fu realizzato negli anni ’60.

La trasposizione cinematografica vede Stanley Kramer alla regia, Spencer Tracy nei panni dell’avvocato difensore e Fredric March nel ruolo del fanatico religioso esperto della Bibbia. Al cast si aggiunge Gene Kelly, nella parte di un cinico giornalista che segue il processo, impaziente di assistere alla vittoria della ragione sull’oscurantismo religioso, e di poterne fare un bell’articolo in prima pagina.

Il giovane professorino che involontariamente dà fuoco alle polveri, rimane in ombra, perché il vero protagonista del film è il processo, che viene descritto in tutte le sue sfaccettature, nei suoi aspetti drammatici ma anche in quelli più ironici, talvolta decisamente assurdi. E Kramer si preoccupa anche di descrivere le reazioni dell’opinione pubblica, attraverso le divisioni che drammaticamente sconvolgono la piccola cittadina, teatro della vicenda, arrivando a mostrarci i conflitti che si creano all’interno dei singoli gruppi familiari.

Lo spettatore assiste in prima fila a quanto avviene nell’aula del tribunale, ma anche alle conseguenze che il processo ha su tutte le parti in causa, e più in generale, sugli abitanti della piccola città di provincia. Per mantenere interessante un film che si gioca quasi esclusivamente nelle aule di un tribunale, bisogna saperci fare e Stanley Kramer è il regista giusto. Non solo cerca di sviscerare il tema, già di per sé intrigante, dello scontro tra i sostenitori della teoria dell’evoluzione e coloro che credono ciecamente nelle parole della Bibbia, ma mette in scena anche una serie di altri drammi personali.

Quello tra Drummond e Brady, ad esempio, che una volta erano buoni amici e perseguivano gli stessi obiettivi, ma si sono allontanati quando Brady ha iniziato a divagare nel suo amore per la Bibbia, mentre Drummond ha mantenuto il suo senso della realtà. Per lui solo una cosa è sacra: il fatto che l’uomo sia in grado di formarsi le proprie idee e opinioni senza subire indottrinamento alcuno.

Kramer ci mostra anche il dilemma che tormenta Rachel, fidanzata del giovane professore e figlia del pastore, combattuta tra l’amore per il giovane insegnante accusato, e le idee inevitabilmente integraliste del padre, che ricorre a ogni mezzo per portarla dalla propria parte. Man mano che il film va avanti, impara a fare sempre più affidamento sulle proprie opinioni e smette di basarsi esclusivamente su ciò che le dice suo padre. Insieme a Drummond, Rachel rappresenta la ragione. È solo un peccato che Donna Anderson, l’attrice che la interpreta, la ritragga in modo piuttosto debole. Soprattutto rispetto alla recitazione violenta e passionale di Tracy e March, il suo contributo è un po’ insignificante. Molto più intensa ed espressiva Florence Eldridge, che dipinge la devota moglie di Brady, schierata ad oltranza dalla sua parte, forse più per amore che per reale convinzione.

Nel raccontare lo scontro tra creazionismo ed evoluzionismo, Kramer rimane abbastanza imparziale, ricorrendo ad una sceneggiatura lucida e accuratissima, ricca di dialoghi in cui non c’è una sola parola inutile, non una sillaba fuori posto, non un termine scorretto: ogni personaggio e ogni sua frase ha una funzione ben precisa, dal professore, vittima sacrificale ed esempio di un’integrità morale superiore, ai due avvocati, che sostengono idee opposte con eguale forza e convinzione, fino al giornalista, rappresentante del cinismo spietato e privo di morale della stampa. Va sottolineato in particolare l’utilizzo di battute pungenti, frasi d’impatto, e una dialettica forse un po’ teatrale, ma ugualmente godibile, e certamente utile a rinfrescare un ambiente che altrimenti saprebbe un po’ di muffa.

Tracy è più che convincente nel ruolo dell’avvocato agnostico e progressista, mentre March è leggermente sopra le righe, lontano dall’equilibrio che ha sempre contraddistinto i suoi personaggi, ma in fondo il fanatismo esasperato del convinto cattolico integralista richiedeva proprio questo tipo di interpretazione. La vera rivelazione però è Gene Kelly, che dimostra di saper dominare la scena anche senza passi di danza, e in alcuni momenti non ha nulla da invidiare al cinismo di Kirk Douglas ne L’asso nella manica. A lui spetta il compito di fare da ago della bilancia tra le due parti in conflitto, alleggerendo i toni con l’ironia dei suoi interventi e spostando lo scontro dalla questione religiosa a un discorso più ampio sulla libertà di pensiero. Nel ruolo del giovane insegnante Dick York, conosciuto al pubblico televisivo come il marito di Samantha nel telefilm del 1964, Vita da strega.

Alla fine del processo, la scena conclusiva vede contrapposti Tracy e Kelly, quest’ultimo particolarmente spietato e irriverente, tanto da apparire la figura più negativa di tutto il processo. Nell’ultima inquadratura il regista ci mostra l’agnostico Drummond che esce portandosi dietro, oltre a L’evoluzione della specie, anche La Bibbia, rimasta su uno dei tavolini dell’aula di tribunale. Chiudendo il film con questo salomonico gesto, si evidenzia definitivamente il concetto fulcro dell’intera vicenda, ovvero la difesa, a spada tratta, della libertà di espressione, e si pone l’accento sulla vera finalità del processo, che non era tanto screditare l’una o l’altra teoria, quanto piuttosto difendere la libertà di pensiero e di parola.

Il film appare oggi fortemente datato nell’impianto e nella recitazione, ma varrebbe la pena rivederlo, perché fornisce ottimi spunti di riflessione, incredibilmente attuali, e i ragionamenti con cui il personaggio di Tracy affronta l’ottusità mentale di chi vede nel libero pensiero un nemico da mettere a tacere, sono tuttora validissimi. Tre grandi attori e un regista molto equilibrato affrontano un argomento molto serio con spirito e intelligenza, dando vita a una pellicola comunque interessante, che gioca con le prospettive per lasciare lo spettatore libero di giudicare.

15 pensieri riguardo “…e l’uomo creò Satana (1960)

  1. La cosa sconcertante è che certi film “datati” avevano già ampiamente affrontato e risolto questioni che oggi degli ottusi ignoranti fanno costantemente ricicciare fuori, in modo che si debba sempre ripartire da zero. Di questo passo è impossibile evolversi.

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  2. Ho scoperto solo in tempi recenti l’esistenza di questo film, invece trent’anni fa ho visto (senza saperlo) il suo remake moderno: “1925: processo alla scimmia” (1988), noleggiato in videoteca per via dei grandi attori protagonisti e subito amato in famiglia.
    In quel caso c’era Jason Robards nel ruolo dell’“evoluzionista” e un Kirk Douglas in grande spolvero nel ruolo del “biblista”, ma per il resto – scopro leggendoti – è tutto uguale. Azzarderei sia un remake-fotocopia, anche se non ho visto questo in bianco e nero.
    Adoro questi film “piccoli”, “a tema”, fatti però con tanto cuore e soprattutto con una sceneggiatura potente, capace di tenerti inchiodato fino alla fine. Quando poi sono tratti da testi teatrali è ancora meglio.
    La tematica è scottantissima ancora oggi, anzi temo che oggi non si potrebbe fare più il film, sarebbe troppo “caldo” e “divisivo”, invece per fortuna c’è stato un tempo in cui era ammesso il dibattito e il confronto culturale. Ripeto, l’ho visto trent’anni fa quel remake ma lo ricordo ancora con gran piacere: urge sicuramente il recupero di questo originale. Grazie della dritta 😉
    Ah, e buon inizio 2022! ^_^

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    1. Sai che il remake di cui parli non lo conoscevo? Lo cercherò perché Douglas e Robards sono due pezzi da 90. Invece avevo visto un remake fatto per la televisione, con George C. Scott e Jack Lemmon che mi era piaciuto, ma non reggeva il confronto con l’originale.
      Buon inizio anche a te!

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  3. sicuramente è un film che pone molte domande e mostra chiaramente quanto la chiesa abbia (stia?) influito negativamente sulla nostra cultura, arrivando perfino a imporsi sulle scienze
    e purtroppo ciò è successo troppo spesso nella Storia

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