Indovina chi viene a cena? (1967)

Credo che tutti abbiano almeno sentito parlare di questo film, anche se non l’hanno visto. E tutti ne conoscono l’argomento, almeno per linee generali. Film come questo, al di là del pregio artistico, hanno un valore aggiunto perché sono fotografie del passato, che ci aiutano a comprendere meglio la società di un tempo. E nonostante siano strettamente legati a un’epoca ben precisa, non perdono significato negli anni, ma anzi, rimangono quasi come una testimonianza storica. Guardarli oggi è come aprire una capsula del tempo che è ancora in grado di trasmettere emozioni e farci riflettere.

Per comprendere meglio il profondo significato di questo film, vale la pena ricordare che in America i matrimoni misti erano vietati, e solo quando negli anni ’60 gli afroamericani cominciarono ad acquisire sempre più diritti, poté essere approvata una legge che dichiarò infondato tale divieto. Era il giugno del 1967, anno in cui uscì Indovina chi viene a cena? Spencer Tracy e Katharine Hepburn interpretano Matt e Christina Drayton, una coppia decisamente progressista e di idee liberali. I due anziani coniugi dovranno decidere fino a che punto sono veramente liberali quando la figlia Joey torna a casa con il fidanzato John Prentice per presentarlo in famiglia.

Non che John sia il ragazzo sbagliato, anzi. È intelligente, bello, colto, il genero ideale si potrebbe dire. Ha un unico difetto: è afroamericano. In realtà John e Joey si sono già fidanzati e poiché John, che è un medico, deve andare in Svizzera per il suo lavoro presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità, vorrebbe l’approvazione dei genitori di Joey prima di partire. A noi può far sorridere l’idea che i due figli, giovani ma pur sempre adulti, chiedano l’approvazione dei genitori, ma il ’68 doveva ancora arrivare e anche questa forma di rispetto generazionale è lo specchio della società del tempo.

A voler essere giusti, la trama è un po’ troppo semplicistica e poco credibile per molti motivi: i due fidanzati si conoscono da soli dieci giorni, ma sembrano innamoratissimi e decisi a sposarsi, e già questo dovrebbe preoccupare i genitori più di qualunque altra cosa… Il fatto che tutto debba essere deciso nell’arco di una cena, per via dell’imminente partenza dei due giovani, è un altro punto debole della storia. E anche il fatto che a volere l’approvazione del padre di lei sia lui, che la considera determinante, non appare molto credibile.

Geniale, invece, l’idea di inserire a un certo punto l’arrivo dei genitori di lui, che resteranno costernati quando scopriranno che la futura nuora è bianca. Un capovolgimento dei punti di vista a dir poco interessante. Ed è meraviglioso, anche se fortemente stereotipato, il personaggio della domestica di colore, la più diffidente e ostile nei confronti di John, che considera un impostore.

Sorvolando sull’ingenuità della trama, quello che colpisce di più è il punto di vista del padre di Joey, che si dimostra contrario alla scelta della figlia non per pregiudizi personali o egoistici, ma perché intravede le difficoltà che la coppia dovrà comunque affrontare in futuro, anche riguardo ai figli. A differenza della madre, che si fa subito trascinare dall’entusiasmo di Joey per questo amore così improvviso, eppure così profondo da pensare al matrimonio, il padre sembra molto più pratico, ed esprime apertamente i propri dubbi.

Forse è il personaggio più realistico di tutta la storia, che perde però di credibilità quando nel discorso finale dà la propria benedizione in nome dell’amore. Le difficoltà, i problemi, i pregiudizi da affrontare: tutto dimenticato, perché l’amore è più importante. Una gran bella favola. Per quanto ben intenzionata e politicamente corretta, una storia così non è credibile. Eppure la sceneggiatura di William Rose è stata premiata con l’Oscar, e in effetti ha la capacità di equilibrare perfettamente nei dialoghi gli aspetti più drammatici della situazione con momenti di comicità, grazie all’interazione continua tra i personaggi.

Non era facile affrontare un tema così serio senza essere pesanti, ma anzi riuscendo anche a divertire. E il film dimostra proprio la capacità di esplorare ed evidenziare i problemi, facendolo in un modo spesso spiritoso. Anche l’interpretazione di Katharine Hepburn, che qui è molto intensa, è stata premiata con l’Oscar. Gli attori, a dire il vero, offrono tutti una performance eccellente e sono il cuore pulsante del film. Sidney Poitier, uno dei primi attori afroamericani che è stato visto e trattato alla pari dai colleghi di Hollywood, interpreta un onesto John Prentice, e Katharine Houghton, che ha il ruolo della figlia, ma che nella realtà era nipote della Hepburn, si mostra abbastanza solida, considerando che si tratta di un debutto.

La performance più incisiva e commovente rimane però quella di Tracy, nonostante fosse molto malato durante le riprese: i suoi tempi comici sono impeccabili e la chimica con la partner di sempre è ancora molto brillante. Il monologo finale è particolarmente toccante, anche perché oggi sappiamo che quelle sono le ultime parole che Tracy ha pronunciato sullo schermo: è morto infatti poche settimane dopo la fine delle riprese, ottenendo comunque una nomination postuma per la sua interpretazione. Tutta la lavorazione del film fu subordinata alla malattia di Tracy, e organizzata in modo che non risultasse troppo stancante per lui. La Hepburn per tutto il film sembrava avere la consapevolezza che quella sarebbe stata l’ultima volta che recitavano insieme, e quando il personaggio di Matt fa il suo monologo su come il vero amore possa cambiare l’esistenza di chiunque, le lacrime di Katharine Hepburn erano sincere.

Un film datato, quindi, e sicuramente non perfetto, ma ancora oggi uno spettacolo coinvolgente che sa toccare i tasti giusti per emozionare e far riflettere.

24 pensieri riguardo “Indovina chi viene a cena? (1967)

  1. Buon anno Raffa! Bellissimo film, anche divertente, ero piccolina mi era piaciuto! Ricordo che a mia madre piacque, lei, tutti gli anni a Venezia per il festival. invece , io che amo Ozon, non trovo “” on line. Ho fatto una full immersion natalizia con Ozon. Buon Anno di cuore e grazie che mi leggi.🧡

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