Miracolo nella 34ª strada(1994)

Ci sono film natalizi che si possono vedere in qualunque periodo dell’anno perché sono capolavori, solo casualmente ambientati nel periodo di Natale. Basti pensare a La vita è meravigliosa di Frank Capra. Poi ci sono film natalizi che è un piacere rivedere ogni anno, perché comunque sono gradevoli e sempre divertenti, come ad esempio Mamma ho perso l’aereo. E poi ci sono film come questo, natalizi per eccellenza, non solo per l’argomento, ma perché si possono guardare solo a Natale: in qualunque altro periodo dell’anno non avrebbero ragione di esistere.

Miracolo nella 34ª strada è un film per famiglie, simpatico, che mette di buonumore, un film di quelli a cui si perdona tutto: la trama assurda, gli stereotipi, il trionfo del buonismo e la prevedibilità della storia.
Il film è il remake di una vecchia pellicola del 1947 che portava lo stesso titolo e anche la trama più o meno è stata mantenuta, con qualche piccola variante per adattarla a un gusto più moderno.

Susan Walker è una bambina troppo sveglia per credere a Babbo Natale. Sua madre, Dorey, contribuisce fortemente a questo disincanto ed è persino orgogliosa che la sua bambina sia più lucida dei coetanei, almeno finché un affascinante vicino di casa non le fa notare che la piccola sta perdendo una parte importante della sua infanzia. Guarda caso, Dorey è la responsabile di un grande magazzino che ha il compito di scegliere il nuovo Babbo Natale, dopo che l’ultimo si è presentato ubriaco.

Visto che ha svolto un ottimo lavoro durante la parata del Ringraziamento, viene assunto un simpatico vecchietto che dice di chiamarsi Kris Kringle, con il compito di accogliere i bambini che vengono a chiedere i loro regali. Per chi non lo sapesse, Kris Kringle è uno dei tanti nomi con cui viene chiamato Babbo Natale… Avete già capito come andrà a finire, vero?

Il vecchietto sostiene di essere il vero Babbo Natale, e ovviamente sarà preso per pazzo, fino a dover provare in tribunale la sua identità per non essere internato. E qui entra in gioco l’affascinante vicino di casa, che, guarda caso, è un avvocato. Bryan aiuterà l’uomo a dimostrare la sua identità di fronte a feroci antagonisti, aiutato da Susan, che inizia a pensare che Kris possa dire la verità, facendo vacillare anche le certezze della madre.

Il film è diviso in due parti ben distinte: la prima è quella che sicuramente piacerà di più ai bambini, dominata dall’atmosfera magica del Natale, mentre la seconda, quella che si svolge nelle aule del tribunale, potrà risultare noiosa e forse poco comprensibile ai bambini. Per gli adulti, invece, il processo potrebbe apparire addirittura ridicolo. Immaginiamo come possa svolgersi una causa in tribunale in cui l’imputato sostiene di essere l’autentico Babbo Natale…

Diciamo subito una cosa: se ne avete la possibilità, guardate l’originale, sia per il fascino del bianco e nero, sia per gli attori. Maureen O’Hara era la madre, Natalie Wood la figlia e Edmund Gwenn vestiva i panni di Kris Kringle; quest’ultimo, tra l’altro, fu premiato con l’Oscar come miglior attore non protagonista. Il film ricevette l’Oscar anche per il miglior soggetto e la miglior sceneggiatura.

Se invece siete allergici al bianco e nero, e preferite una storia un po’ più moderna, allora la versione del 1994 fa per voi. I punti di forza sono Richard Attenborough nei panni di Kris Kringle, e la deliziosa Mara Wilson, che aveva debuttato l’anno prima in Mrs. Doubtfire e due anni dopo diventerà protagonista in Matilda, 6 mitica. Nel ruolo della madre, invece, Elizabeth Perkins fa di tutto per rendersi antipatica e Dylan McDermott, perfetto in tribunale, non ha abbastanza fascino per rendere credibile la storia d’amore con Dorey.

In conclusione il film è un trionfo di buoni sentimenti, accettabile per un pomeriggio in famiglia, a patto di armarsi di molta buona volontà e un infantile desiderio di credere ai miracoli. E buon Natale a tutti!

11 pensieri riguardo “Miracolo nella 34ª strada(1994)

  1. Questo lo vidi al cinema con gli amici, eravamo in quattro. Mi scappa la battuta, scusa, eravamo quattro amici al bar, andavamo spesso al cinema insieme noi quattro, forse eravamo in cinque, ma a volte eravamo in tanti.
    Che tempi, perdona la digressione romantica!

    Piace a 1 persona

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