Bulli e pupe (1955)

Questo adattamento cinematografico dello spettacolo omonimo di Broadway, schizza fuori dallo schermo, e non solo per i balli e le canzoni di Sinatra e Brando. Il canto, la musica, i costumi e l’ambientazione, in breve, l’intera atmosfera, riporta a un tempo nostalgico caratterizzato dallo spettacolo con la S maiuscola. Una storia semplice, quasi banale, come erano spesso i musical degli anni ’50, in cui la trama era solo una scusa per cantare e per ballare.

Nathan Detroit, uno scommettitore incallito, sfida Sky Masterson a conquistare il cuore della bella Sarah Brown. Sarebbe anche facile, considerando che Sky ha il fascino di Marlon Brando, solo che Sarah è una missionaria dell’Esercito della Salvezza, più interessata a convertire peccatori che ad amoreggiare. Quando Sky la invita a cena, Sarah inizialmente rifiuta, ma quando lui le promette di portare alla missione nuovi peccatori da convertire, alla fine accetta.

Durante la cena Sarah eccede col Bacardi e perde ogni inibizione, ma Sky non ne approfitta, perché nel frattempo si è innamorato di lei, ovviamente ricambiato. Ma c’è anche un’altra coppia che deve perfezionare la propria relazione: Nathan e l’eterna fidanzata Adelaide, che vorrebbe tanto mettere l’anello al dito. Inutile dire che alla fine riuscirà a portare Nathan all’altare e al loro matrimonio seguirà quello di Sarah e Sky.  

Tutto sembra filare liscio tra gli attori: c’è molta chimica tra tutti e una sensazione di rara perfezione si irradia dallo schermo. Ognuno si adatta bene al proprio ruolo e sembra fatto apposta. Tuttavia, ci sono stati alcuni attriti durante le riprese e il cast avrebbe dovuto essere molto diverso… Il ruolo di Adelaide doveva originariamente essere interpretato da Betty Grable, ma lei non si è mai presentata per il provino con il regista. Anche Marilyn Monroe avrebbe voluto il ruolo di Adelaide, ma Mankiewicz non era convinto e alla fine il ruolo è andato a Vivian Blaine, che comunque si è dimostrata all’altezza.

Sia Gene Kelly che Frank Sinatra hanno fatto del loro meglio per ottenere il ruolo di Sky Masterson, che invece è andato a Marlon Brando, di certo meno esperto come cantante, ma molto più affascinante. Questo ha determinato un’atmosfera difficile sul set, perché Sinatra lo detestava per avergli soffiato la parte. E poiché Sinatra non ha ottenuto la parte di Sky, Dean Martin si è rifiutato di interpretare Nathan Detroit per lealtà verso l’amico. Il quale non ha esitato a prendere l’occasione al volo e interpretare proprio Nathan.

Ultimo ma non meno importante, anche il ruolo della missionaria Sarah non è andato alla scelta originale del regista Mankiewicz, il quale aveva messo gli occhi su Grace Kelly. Fortunatamente, tutte queste vicissitudini dietro le quinte non hanno influito sulla qualità del musical, che ancora oggi è un piacere da guardare e da ascoltare. Il cast stellare, la buona regia, le coreografie, i bei costumi e le canzoni orecchiabili fanno di Bulli e pupe un classico sempre apprezzabile.

Nonostante tutto, però, il film appare oggi molto datato, soprattutto a causa del contrasto caratteriale tra i due protagonisti, lui spavaldo e immorale, lei fin troppo seria e rigida nelle sue convinzioni: una coppia che nel 1955 poteva ancora funzionare, ma vista oggi fa decisamente sorridere. Inoltre la trama, già ampiamente scontata e prevedibile, viene ulteriormente danneggiata da una lunghezza spropositata (quasi due ore e mezza!), che tende a scoraggiare anche lo spettatore più appassionato.

Non mi sento quindi di consigliare il film ad un pubblico giovane e smaliziato, ma solo a qualcuno che davvero possa apprezzare la vivacità spontanea dei dialoghi freschi e ingenui, che se da una parte ci fanno sorridere, dall’altra ci regalano il ritratto nostalgico di un mondo che non esiste più, così come la New York fatta di luci al neon e colori sgargianti che ha regalato al film una delle sue quattro nomination: fotografia, costumi, colonna sonora e scenografia. Ed è comunque un’occasione per vedere due mostri sacri come Marlon Brando e Frank Sinatra, insieme alla dolcissima Jean Simmons che rimane il personaggio più riuscito del film.

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