Tutte le manie di Bob (1991)

Dopo il successo di tre anni prima con Due figli di…, Frank Oz ci riprova con Tutte le manie di Bob, una divertente commedia basata su una coppia di protagonisti che si rompono le scatole a vicenda. Anzi, per essere esatti, è uno dei due che importuna con insistenza l’altro, rovinandogli le ferie con la famiglia. Il Bob del titolo è un paziente ipocondriaco con tutte le fobie possibili più una, che si trova improvvisamente senza il suo psichiatra e viene spedito come un pacco postale ad un collega, che non ha modo di rifiutarlo.

Il nuovo psichiatra è un ipocrita pieno di sé, diventato famoso per aver scritto un best seller di cui naturalmente si vanta, ma completamente privo di empatia e di interesse nei confronti dei pazienti. Bob arriva da lui proprio quando sta per andare in vacanza con la famiglia, e lo psichiatra gli chiede di ritornare tra un mese. Ma Bob non può sopravvivere neanche un’ora senza avere il supporto psichiatrico, perciò ogni tentativo di liberarsi di lui sarà vano. Bob seguirà il dottore in vacanza, si insinuerà nella sua vita privata con la complicità inconsapevole della moglie e del figlio di lui, e finirà quasi per rovinargli la vita e privarlo dell’affetto dei suoi cari, con un’invadenza insopportabile, direttamente proporzionale al suo bisogno di aiuto psichiatrico.

Bob ha in effetti gravi problemi e un bisogno di aiuto più che evidente: è un malato mentale nevrotico, ma in qualche modo adorabile, e non si rende conto di essere esigente e di pretendere troppo come paziente; d’altra parte la famiglia del medico lo trova divertente e simpatico, perciò parteggia per lui. E man mano che il film procede, Bob trova una dimensione di “normalità”, grazie all’affetto della nuova famiglia acquisita, mentre lo psichiatra rischia un crollo nervoso.

Una commedia semplice e divertente, con una piacevole atmosfera anni ’80, che si regge su una coppia inedita di attori, che stranamente è rimasta segnata nella vita reale da questa esperienza, per il pubblico così divertente. Richard Dreyfuss, perfetto nel ruolo dello psichiatra, si è trovato a fronteggiare l’esuberante personalità di Bill Murray, che non ha avuto difficoltà a calarsi nello sgangherato personaggio di Bob.

Sembra che il primo, serio e molto professionale, forse non adattissimo ad un film di questo genere, fosse disturbato dagli atteggiamenti un po’ folli di Murray, che tende ad esagerare anche fuori dal set. Il regista ha ammesso che ci sono state parecchie difficoltà durante le riprese, perché molti degli atteggiamenti più irritanti di Bob non erano previsti dal copione, ma sono stati frutto dell’improvvisazione di Murray, che ha colto alla sprovvista il collega. Probabilmente il tutto è andato a vantaggio del film, in cui il contrasto tra i due personaggi appare ancora più evidente, e rende la pellicola davvero spassosa.

Oltre ai due protagonisti, che si fronteggiano per tutto il film, vanno citate Julie Hagerty nei panni della moglie del medico, e Kathryn Erbe nel ruolo della sorella, che si inseriscono adeguatamente nella trama. Una commedia dal sapore un po’ retrò, con una trama quasi inconsistente, sorretta però da una sceneggiatura intelligente, fatta di dialoghi ricchi di battute e di situazioni spesso paradossali, benché povera di azione.

Tuttavia, non si tratta di una farsa disordinata e insensata, ma al massimo di una parodia intelligente, che non manca mai di rispetto ai suoi protagonisti: non c’è irrisione né della malattia mentale né della controversa figura dello psichiatra, anche se le debolezze di entrambi sono portate all’estremo. Ma tutto si fa per ridere e sempre senza cattiveria.

Con due grandi interpreti al centro, anche se così diversi (anzi, forse proprio per questo) la storia diventa un successo infallibile, e non importa se gran parte della trama può essere prevedibile. Il segreto della riuscita di pellicole come queste sono i personaggi, che vengono disegnati attraverso una sceneggiatura intelligente e la particolare abilità espressiva degli attori, in modo da non essere mai né eccessivamente cerebrali, né troppo stupidi. E questo purtroppo è un punto di forza della commedia classica che nel cinema moderno si sta perdendo sempre più.

21 pensieri riguardo “Tutte le manie di Bob (1991)

  1. «i personaggi, che vengono disegnati attraverso una sceneggiatura intelligente e la particolare abilità espressiva degli attori»: parole sante, che tutti gli autori di cinema dovrebbero scolpirsi in casa. Invece a prevalere sono storielline superficiali, scritte male e interpretate da attori svogliati.
    Murray è uno spirito fin troppo libero quindi non esito a dispiacermi per tutto ciò che il serio Dreyfus avrà subìto sul set, ma – come dici giustamente – ne abbiamo guadagnato noi spettatori, perché i due personaggi all’opposto funzionano proprio per contrasto. Alla fine vogliamo tutti far fuori Bob! 😀

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  2. mmh
    stesso schema sembra di Un biglietto per due

    invece, conosci “Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute”? te lo consiglio, è una commedia francese diretta e interpretata da dani boon con anche kad merad (la coppia di attori di Giù al nord)

    "Mi piace"

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