Un biglietto in due (1987)

Questa commedia brillante ha ben più di 30 anni eppure sembra girata ieri ed è ancora molto piacevole da guardare. La storia che fa da sfondo al film è estremamente semplice e non è altro che una scusa per dare spazio a tutta una serie di situazioni, più o meno paradossali, che forniscono ottimi spunti di comicità.

I due protagonisti, che non si conoscono e sono caratterialmente agli antipodi, per una serie di sfortunate coincidenze, si trovano a viaggiare insieme da New York a Chicago, condividendo taxi, areoplani, autobus e stanze d’albergo, e affrontando insieme disastrose avventure di ogni genere.

Superfluo dire che alla fine del film, giunti a Chicago, saranno diventati amici e passeranno insieme il Giorno del Ringraziamento. Finale perfetto per ogni buon film on the road che si rispetti: a quanto pare Green book non ha inventato nulla, anche se ha trasferito la storia su parametri molto più drammatici. La riuscita di questa divertente commedia si deve alla sceneggiatura di John Hughes, che firma anche la regia, ma è soprattutto merito di una coppia di comici che non possiamo che rimpiangere.

John Candy, scomparso ormai da troppo tempo, era la quintessenza della comicità, a partire dall’aspetto: il viso simpatico, la gestualità impacciata e una corporatura per sua natura goffa, uniti a un’immagine un po’ infantile e delicatamente ingenua, facevano di lui l’interprete perfetto per una commedia. Alla presenza fisica, aggiungeva poi una predisposizione per i tempi comici, che ne faceva anche un’ottima spalla.

Di Steve Martin cosa si può dire, se non che nei suoi film è sempre riuscito a farci sorridere, ma anche a commuoverci, e in alcuni casi, persino, a farci innamorare? Un attore completo, che da troppo tempo ormai manca dagli schermi, e che in questa pellicola trova il terreno ideale per sfoderare tutta la sua verve comica, fatta non solo di battute, ma anche di espressioni, gesti, smorfie ed eloquenti sguardi. I due interpreti sono talmente bravi da essere assolutamente complementari, al punto che non si può dire chi dei due faccia da spalla all’altro. Ed è ammirevole che Steve Martin, allora all’apice della carriera, non cerchi di essere al centro del film, ma anzi accetti pure di risultare a tratti antipatico, lasciando spazio alla simpatia di John Candy.

La storia in sé ha poco da offrire, ma Candy e Martin ne fanno un capolavoro, in cui non mancano neppure momenti di amara riflessione, tra una gag e l’altra. Il viaggio che compiono insieme, diventa scoperta dell’altro, ma anche di se stessi, un’occasione per riflettere sulla propria vita attraverso gli occhi dell’altro. Uno taciturno, chiuso e diffidente, riservato e tendenzialmente egoista, l’altro estroverso e chiacchierone, chiassoso e invadente, ma anche generoso e altruista: non potrebbero essere più diversi, ma finiranno per contaminarsi a vicenda, diventando entrambi migliori.

Le disavventure che si trovano ad affrontare sono ovviamente esasperate, paradossali, e forniscono situazioni divertentissime nelle quali i due personaggi dovranno districarsi ognuno alla propria maniera. Qua e là ci sono anche personaggi minori, altrettanto grotteschi e divertenti, che aggiungono materiale spassoso, come il ruolo affidato a un insolito Dylan Baker.

La regia di Hughes dimostra il suo talento per la commedia, quando riesce a costruire sequenze divertenti anche solo con movimenti di macchina particolari e tagli intelligenti, in contesti assolutamente banali, come ad esempio la camera del motel.

Ma Hughes dirige i due personaggi anche attraverso la sua sceneggiatura, mostrandone l’essenza più intima, al di là degli stereotipi: l’arroganza di Martin, che in qualche modo si sente superiore al compagno di viaggio per condizione sociale, sfuma gradatamente tra le mille difficoltà con cui dovranno scontrarsi, fino ad azzerarsi del tutto quando la disperazione, e soprattutto la necessità, li renderà tragicamente uguali.

Così, nel corso del film, i due protagonisti si spoglieranno gradatamente di ogni maschera, facendo affiorare tutta la loro umanità e mostrando gli aspetti più nascosti e imprevedibili del loro carattere. E’ così che si sviluppa l’amicizia tra i due, descritta con gradualità, come accade anche in Green book, per cui quando si arriva alla fine, la mano tesa di Martin, offerta a Candy, ci appare una conclusione del tutto naturale, e non sembra affatto un finale smielato o troppo banale. Dopo tante risate, un pizzico di commozione sincera, senza esagerare, ci sta davvero bene.

27 pensieri riguardo “Un biglietto in due (1987)

  1. Con questo film vai dritto al cuore!
    Visto all’epoca su Italia1, lo considero fra le punte di diamante delle carriere di entrambe gli attori: è dannatamente difficile creare un film semplice, perché serve una buona sceneggiatura e due bravi attori, cioè elementi sempre più rari. Qui è tutto al bacio, e con “quel” finale poi vince tutto. Se finite questo film con gli occhi asciutti, siete dei replicanti di Blade Runner!!! 😀

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  2. Due grandissimi attori per un film bellissimo. Entrambi purtroppo scomparsi, uno dalla vita e l’altro dal grande schermo.

    Di John Candy ricordo con piacere anche i film Io e zio Buck e Balle spaziali di Mel Brooks 🙂

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  3. quindi lo consigli
    sono settimane che lo noto su Timvision ma ho sempre detto no perke non mi ispira
    non amo molto i roadmovie di sé e candy è proprio brutto…

    proverò a dargli un’occhiata una sera allora
    di certo con questo mia mamma non rompe, che non ci mettiamo mai d’accordo

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    1. Povero Candy… Anche Oliver Hardy non è che fosse una bellezza, ma era bravissimo a far ridere. Secondo me il film dovrebbe piacere di sicuro a tua mamma, spero anche a te. Le trovate sono gustose e c’è un sottofondo di riflessione.

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  4. Un bel film, una bella coppia di attori e una bella trama. Steve Martin sinceramente non mi è piaciuto sempre, nella serie dei film di Una pallottola spuntata ad esempio, una comicità troppo esagerata e stupida che non mi piace.

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  5. lo ho visto ieri
    molto carino ma insopportabile il personaggio di candy: più di una volta mi sono ritrovato a commentare che era cojon. più di una volta ha rischiato per la propria stupidità di uccidere l’altro e se all’inizio la scena della macchina era la migliore, lui l’ha rovinata
    film carino ma niente di più, si empatizza con steve martin e si odia l’altro

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    1. Certo, è una commedia, dai, un’ora e mezza di spensieratezza, non è che abbia la pretesa di essere Woody Allen. E’ vero che si empatizza con Martin, però Candy fa anche molta pena, secondo me. Alla fine ti dispiace per lui. A tua mamma è piaciuto?

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