Quattro fantasmi per un sogno (1993)

Gli anni ’90 non hanno prodotto solo bellissimi thriller, ma sono stati anche terreno fertile per commedie metafisiche, popolate di anime trapassate, in attesa di un paradiso a cui approdare. Anime che avevano lasciato qualcosa di incompiuto sulla Terra, o che cercavano l’occasione per tornare. Se gli anni ’80 ci hanno fatto ridere con Ghostbuster, gli anni ’90 ci hanno commosso con Ghost e L’uomo dei sogni. Ma ci sono state anche pellicole minori, come quella di cui voglio parlare oggi, che pur non rientrando tra i film di maggiore successo, sono tuttavia degne di nota e per certi versi deliziose.

Quattro fantasmi per un sogno non è un titolo molto conosciuto, ma è un buon lavoro di Ron Underwood, più noto per Scappo dalla città – La vita, l’amore, le vacche dello stesso anno. E’ una storia semplice, ma che non cade nella banalità o nel patetico, e tantomeno nel ridicolo, che in questi casi è sempre in agguato. Quattro persone, due uomini e due donne, muoiono in un incidente su un autobus, e le loro anime si collegano a quella di un bambino che in quel momento sta venendo alla luce. Da quel momento solo lui potrà vederli e comunicare con loro.

Tuttavia i quattro spiriti si renderanno presto conto di essere una presenza scomoda nella vita del bambino, perché gli adulti che gli stanno intorno, cominciano a pensare che il piccolo abbia qualche problema. Torneranno a presentarsi più avanti, quando il bambino sarà cresciuto e avrà bisogno del loro aiuto. Inutile dire che l’aiuto dei quattro insoliti amici sarà provvidenziale, ma anche lui saprà rendersi utile e li aiuterà a realizzare i loro sogni incompiuti.

E’ chiaro che siamo di fronte a una favola, che tuttavia ha un certo spessore, e a suo modo reca un messaggio. Il film non fa nulla per nasconderlo, anzi lo dichiara apertamente, ma cerca di mantenere un tono di elegante messa in scena, che può ricordare, alla lontana, La vita è meravigliosa. I quattro fantasmi sono attori non famosissimi allora, ma comunque di un buon livello: Charles Grodin, Tom Sizemore, Alfre Woodward e Kyra Sedgwick; il bambino che li aiuterà è interpretato, da adulto, da Robert Downey jr, non nuovo a storie metafisiche di reincarnazioni. La sceneggiatura, che mescola abilmente le vite dei quattro spiriti con quella dell’ignaro protagonista, è un capolavoro di inventiva e allo stesso tempo di semplicità, perché disegna quattro persone normalissime, ognuna con la propria banalissima storia, eppure ognuna con qualcosa di peculiare che la caratterizza, rendendola unica e a suo modo emozionante.

In questo modo riesce a riservare più di una sorpresa, con situazioni al tempo stesso toccanti e divertenti, utilizzando meccanismi a volte elementari ma molto efficaci. Anche i dialoghi sono profondi, a tratti quasi filosofici, ma riescono ad essere allo stesso tempo leggeri, mentre lanciano il messaggio di non perdere troppo tempo a pensare, e di agire per realizzare i propri sogni prima che sia troppo tardi. Indubbiamente è un film di buoni sentimenti, ma senza eccessi di buonismo fine a se stesso, e, anche se sappiamo fin dall’inizio che ci saranno non uno, ma ben 5 lieti finali, le storie dei personaggi sono ugualmente avvincenti e gradevoli da seguire, e non si affoga nella melassa.

I quattro personaggi, soprattutto quelli di Grodin e della Woodward, danno vivacità e calore all’azione, mentre Downey, pur essendo un valido interprete, non è abbastanza versatile per gestire i cambiamenti radicali di personalità richiesti quando le diverse anime entrano nel suo corpo. La “possessione” non è dunque sempre convincente. Più credibile invece la sua conversione finale in nome dell’amore. Gli effetti speciali, allo spettatore odierno, possono sembrare un po’ ingenui e persino rozzi in alcune sequenze, ma se si pensa all’epoca a cui risalgono e li si guarda con un po’ di indulgenza, sono accettabili.

Il film è un buon test della capacità del regista di estrarre l’oro da una vena apparentemente esaurita. Il suo Tremors, di tre anni prima, era stato un ritorno ai film sui mostri giganti, ma le sue forti caratterizzazioni e la trama rinnovata, lo avevano reso fresco, come nuovo. Allo stesso modo, con Quattro fantasmi per un sogno, dimostra ancora una volta la sua capacità di realizzare bene un film che avrebbe potuto fallire. La storia, infatti, avrebbe potuto facilmente naufragare nei suoi alti concetti o negli eccessivi strattoni di cuore. Invece ha realizzato una favola dal cuore tenero, una parabola davvero incantevole sulla vita e sulla morte, che affascina, commuove e fa riflettere, senza mai annoiare.

27 pensieri riguardo “Quattro fantasmi per un sogno (1993)

    1. Ti dirò che quando lo vidi allora mi era piaciuto tantissimo, rivedendolo ora per scrivere la recensione, l’ho trovato un po’ ingenuo, soprattutto negli effetti speciali. Però la sceneggiatura è ancora valida, si potrebbe fare un remake 🙂

      Piace a 1 persona

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