The island (2005)

Michael Bay è una garanzia di successo al botteghino. E’ famoso infatti per grandi titoli commerciali, caratterizzati da un ampio uso di effetti speciali, soprattutto esplosioni e inseguimenti, ma proprio per questo i suoi film non sono molto considerati dalla critica, perché spesso poveri di contenuti e basati su una narrazione elementare.
Questo film è una piacevole eccezione, perché parte da uno spunto più che interessante e, con un colpo di scena sistemato al momento giusto, riesce a dare vitalità alla storia. Una trama affascinante di fantascienza intelligente, che è in realtà un remake non ufficiale di un film del 1979, Clonus, tratto da un racconto di Bob Sullivan.

Siamo in un futuro non lontanissimo, (la storia è ambientata nel 2019), in un mondo ormai irrimediabilmente inquinato, in cui i pochi sopravvissuti vivono in una struttura apparentemente perfetta e altamente tecnologica, dove tutto è accuratamente controllato, dall’alimentazione alle attività personali. Gli abitanti di questo utopico ambiente asettico vivono nell’attesa di vincere una lotteria, di essere cioè prescelti per venire trasferiti all’Isola, che dà il titolo al film, e che sarebbe, a quanto si dice, l’ultimo luogo incontaminato del pianeta.

Questa la bella storia raccontata a uomini e donne ospiti dell’Istituto, meravigliosamente sani, preservati da ogni malattia, e rigorosamente omologati: ognuno vive quindi aspettando il proprio turno, nell’attesa della chiamata per questa specie di Eden che viene loro promesso fin dalla nascita. Un giorno, però, uno degli abitanti scopre che la loro intera esistenza è basata su un inganno, e che la chiamata per l’Isola nasconde il più orrendo dei destini.

Scoperta la verità, l’uomo decide di avvisare un’amica che ha appena vinto la lotteria ed è prossima alla partenza, e i due decidono di scappare per incontrare i loro creatori. Inseguiti dalle forze dell’istituto che un tempo li ospitava, si impegneranno in una corsa estenuante per la loro salvezza.

Il titolo del film del ’79 era in effetti molto eloquente, e forse per questo gli autori di The Island hanno cercato di evitare che si parlasse di remake. Del resto l’idea di base non è certo nuova: a partire da Matrix, molti film di fantascienza successivi, anche se di argomenti diversi, come Il pianeta delle scimmie o Equilibrium, hanno mostrato tutte società più o meno dittatoriali, in cui c’è una popolazione vittima, ignara della propria condizione, che deve essere portata a conoscenza della verità, per potersi liberare.

The island introduce un elemento di novità rispetto ad altre pellicole di questo tipo, ed è una riflessione sul significato della vita umana, che mette di fronte la sua inviolabilità da un lato, e dall’altro l’egoismo impersonale di chi cerca la propria immortalità a qualunque costo. La verità più aberrante che viene portata alla luce nel film, non è tanto lo scopo per cui uomini e donne sono stati creati, ma il fatto che gli abitanti vivono in una società totalitaria, in cui tutte le decisioni vengono prese per loro da una classe dirigente che dice di agire per il bene comune, ma che in realtà non si preoccupa di loro come individui: l’unico motivo per cui sono tenuti in vita nelle condizioni migliori è per un bene supremo che non viene loro rivelato, perché in realtà non li riguarda per niente. E paradossalmente, sono anche grati per questo, almeno finché non scoprono la verità.

A differenza di Blade runner, in cui i replicanti erano consapevoli del loro destino, qui questa consapevolezza manca, ed è camuffata da una mostruosa menzogna. Il film è diviso in due parti ben distinte: inizia come un thriller di fantascienza impegnativo e sopra la media, in cui vengono gradualmente alla luce alcune verità orribili e moralmente dubbie, su cui lo spettatore è chiamato a riflettere. Ma dal momento in cui inizia la fuga dei due protagonisti, la pellicola entra in modalità Michael Bay: inseguimenti esagerati, sparatorie, esplosioni e acrobazie improbabili. E le interessanti questioni emerse all’inizio del film passano in secondo piano, per poi sparire del tutto in un finale consolatorio ma per nulla risolutivo.

Il film deve comunque molto agli attori, che in questo caso sono essenziali. Ewan McGregor, protagonista della fuga, è molto naturale nel suo ruolo e riesce a rendere completo il personaggio, sia sotto l’aspetto drammatico che ironico; Sean Bean, che interpreta il direttore dell’istituto, aggiunge una certa classe al suo personaggio, rendendolo uno dei più interessanti; Steve Buscemi, come sempre, sa adattare il suo stile unico ad ogni film a cui partecipa, portando sempre un pizzico di nonchalance in più, che rende i suoi personaggi sempre molto veri. Tra gli altri, va citato anche Michael Clarke Duncan.

L’unica che non sembra a suo agio è Scarlett Johansson, penalizzata dalle corse per cui non sembra allenata, ma valorizzata dalle labbra carnose sempre costantemente lucide. Dovrà farne di strada prima di Black Widow. Tuttavia, non è tanto l’attrice che è carente, quanto il suo personaggio che è sviluppato a malapena, con dialoghi per lo più imbarazzanti e insulsi. Una bella bambolina, usata come un fiocco per abbellire l’incarto, e strizzare l’occhio al pubblico maschile.  

Nel complesso, a parte le solite sequenze d’azione, che a tratti appaiono persino assurde, The Island è un film ben realizzato, e, anche se la maggior parte degli elementi della premessa sono stati utilizzati in altri film, da L’uomo che fuggì dal futuro fino a Matrix, la storia rimane intrigante e la visione è gradevole. Peccato per l’occasione sprecata, perché con un tema così si poteva fare molto di più.

23 pensieri riguardo “The island (2005)

  1. conosco questo film senza averlo visto perke in un forum di scrittura horror che frequentavo anni fa (e cui devo molto come stile) uno aveva fatto un racconto e lo avevano accusato di avere preso una FORTE ispirazione a questo film
    cmq non è nuovo bay a usare le attrici come oggetti da seghe per gli spettatori, basti pensare a megan fox

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