Les choristes – I ragazzi del coro (2004)

Una splendida storia di formazione, toccante e coinvolgente, ma anche non priva di una lieve ironia, ambientata nella Francia degli anni ’50. Il film è tratto da un’altra pellicola francese, La gabbia degli usignoli, del 1945 ed è caratterizzato da quell’ incantevole leggerezza con cui il cinema francese sa raccontare anche le storie più drammatiche.

Siamo nel 1949, in un istituto per ragazzi difficili, dove arriva Clément Mathieu, un giovane insegnante di musica rimasto disoccupato. All’arrivo viene accolto dal direttore dell’istituto, Rachin, che dopo avergli presentato i ragazzi, gli illustra il suo personale metodo educativo, che consiste sostanzialmente nel punirli continuamente, perché è convinto che comprendano solo le punizioni.

E’ singolare, ma puramente casuale, che la sua filosofia sia espressa dalla stessa regola del terribile direttore di Alcatraz interpretato da Gary Oldman: azione – reazione. Ovvero: se sbagli, ti punisco. Niente spiegazioni, né giustificazioni. Solo azione – reazione, come si fa con gli animali, che non sono in grado di capire.

Mathieu invece è convinto di poter instaurare un dialogo con i ragazzi, e nonostante un inizio non dei migliori, in cui l’insegnante subisce un paio di scherzi goliardici, quando ha occasione di sentirli cantare decide di formare un coro all’interno dell’istituto, sperando in questo modo di aggregarli e convogliare le loro energie in qualcosa di positivo attraverso la musica, riuscendo a coinvolgere anche chi non è assolutamente dotato per il canto, dandogli comunque qualche compito che lo faccia sentire importante e parte del gruppo.

Naturalmente il suo progetto è osteggiato da Rachin, che vede messi in discussione i suoi metodi e minata la sua autorità. Il destino del coro avrà alterne vicende: prima vietato da Rachin, continuerà a riunirsi di nascosto, poi nuovamente sostenuto dal direttore, che ne farà un vanto personale di fronte ai ricchi benefattori della scuola, quasi fosse una sua idea, avrà il suo momento di gloria. In ogni caso l’iniziativa si rivela un successo, riuscendo a coinvolgere e a migliorare tutti i ragazzi, proprio come era nelle intenzioni di Mathieu.

Tutta la storia è narrata direttamente dall’insegnante di musica, anzi dal suo diario, che viene letto da Morhange, la voce solista del coro, ormai adulto e divenuto un famoso direttore d’orchestra. Il diario, scritto a suo tempo dal maestro Mathieu, è rimasto in possesso del più piccolo studente dell’istituto ed è proprio lui a consegnarlo a Morhange. Il film parte quindi con la lettura del diario e ricostruisce tutto quello che è successo con un lungo flashback, intervallato dai ricordi e dalle riflessioni dei due ex studenti, che hanno vissuto tutto sulla propria pelle.

Questo piccolo capolavoro ottenne due candidature agli Oscar, come miglior film straniero e per la miglior canzone: Vois sur ton chemin. Inutile dire che i momenti più coinvolgenti sono accompagnati dalle voci del coro, ma va sottolineata anche la delicatezza della regia che sa cogliere le sfumature sui volti dei ragazzi e degli adulti, privilegiando emozionanti primi piani. Ricostruita perfettamente l’atmosfera del dopoguerra, il contrasto tra la povertà culturale e sociale delle classi più basse, vissuta però con dignità, e la ricchezza sfoggiata, con pretesa di superiorità, da una borghesia vuota e superficiale, incapace di andare oltre le apparenze.

Ottima l’interpretazione dei piccoli protagonisti, e anche naturalmente dei grandi: il professor Mathieu è Gérard Jugnot, noto per aver diretto e interpretato Monsieur Batignole, film sull’occupazione tedesca in Francia, e per aver lavorato tra gli altri anche con Bertrand Blier e Polanski. Il direttore Rachin invece è François Berléand, che aveva già lavorato in Arrivederci ragazzi di Louis Malle.

Quasi geniale la sceneggiatura, per l’accuratezza e il realismo dei dialoghi che riescono a caratterizzare puntualmente tutti i personaggi, esprimendo sia il disagio dei ragazzi e la loro riluttanza iniziale, sia la sensibilità dell’insegnante e l’abilità con cui riesce ad affascinarli, e non ultima l’ipocrisia e la crudeltà dell’insopportabile direttore.

E’ un film semplice ma che non si dimentica facilmente, realizzato senza grandi mezzi né grandi pretese, ma che dà grandi emozioni. Un figlio minore de L’attimo fuggente che al posto della poesia utilizza con maestria il linguaggio universale della musica.

13 pensieri riguardo “Les choristes – I ragazzi del coro (2004)

  1. “E’ singolare, ma puramente casuale, che la sua filosofia sia espressa dalla stessa regola del terribile direttore di Alcatraz interpretato da Gary Oldman: azione – reazione. Ovvero: se sbagli, ti punisco. Niente spiegazioni, né giustificazioni. Solo azione – reazione, come si fa con gli animali, che non sono in grado di capire.”

    qui non ho molto ben capito cosa c’entri

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    1. C’entra perché l’istituto di cui si parla nel film, dovrebbe essere un istituto di rieducazione di bambini difficili, mentre Alcatraz era una prigione riservata cmq ai delinquenti peggiori. E’ singolare che i metodi adottati siano gli stessi… Non voglio dire che il regista abbia copiato, voglio dire che questa cosa ci deve far riflettere su come andavano le cose negli anni ’50, se educavano i bambini come si trattano i delinquenti…

      Piace a 1 persona

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