St. Vincent (2014)

Bill Murray è un attore molto versatile, che personalmente adoro, perché ha sempre saputo interpretare personaggi diversissimi, lasciando in ognuno di loro un pezzettino della sua personalità esuberante e completandone i ritratti con un pizzico di malinconia, che non è mai tristezza. È passato dal cacciatore di fantasmi pasticcione al burbero meteorologo misantropo, per raggiungere la massima intensità nell’anima persa di Lost in Translation, che gli è valsa la nomination all’Oscar. In St. Vincent interpreta di nuovo un misantropo, solitario e scorbutico, ma con l’aggravante della vecchiaia, che lo rende ancora meno predisposto a sopportare il prossimo.

È un sessantenne, con tutti i peggiori vizi del mondo, egoista e brontolone, che si trova improvvisamente a fare da baby sitter a un esuberante ragazzino di dodici anni, figlio della nuova vicina di casa. Lo schema sembra quello classico di tante commedie già viste, con il vecchio asociale e scontroso alle prese col ragazzino pestifero, che, inaspettatamente, finisce per portare un po’ di felicità nella sua noiosissima vita. Ma questo film è diverso. Non è una commedia che crea spunti ovvi per suscitare facili risate; è piuttosto un dramma con momenti divertenti, che ne alleggeriscono il tono. Un amalgama originale e affascinante che riesce a coinvolgere fino alla fine, regalando qua e là un sorriso o una lacrima, sempre senza esagerare.

Attraverso un riuscito equilibrio tra serietà e umorismo, la sceneggiatura funziona davvero bene, e il film riesce anche a far riflettere, senza essere tuttavia troppo profondo. E soprattutto è lo stile del regista che dà una luce nuova ad un tema forse fin troppo abusato, evitando facili sentimentalismi e puntando invece sulla comicità spontanea dei personaggi e delle situazioni. Tanti i temi affrontati nel film, forse troppi perché possano essere sviscerati in profondità, e molte sono le situazioni che si risolvono senza troppi approfondimenti, a tutto discapito della credibilità: si parla di bullismo, vecchiaia, demenza, madri single, prostituzione e gravidanza.

È chiaro che sono decisamente troppi argomenti e troppo seri per un film solo, che oltre tutto si propone di far divertire. Ecco perché alcune storie secondarie si risolvono da sole senza alcuna spiegazione, e in modo abbastanza prevedibile, decisamente troppo semplificato.  Ma in fondo un film non deve necessariamente essere verosimile. I personaggi principali sono comunque molto ben tratteggiati, interessanti e abbastanza sfaccettati, e gli sceneggiatori riescono abilmente a farci provare simpatia per Vincent, anche se lui non fa nulla per meritarla.

Bill Murray è estremamente efficace nel disegnare il protagonista, e i suoi tempi comici sono come sempre perfetti, pur mettendo un freno alla consueta esuberanza per calarsi nei panni di un anziano malandato. Il giovanissimo Jaeden Martell mostra il suo talento nel ruolo di Oliver, il ragazzino senza padre che cerca nel vecchio vicino di casa la figura maschile di riferimento, e che alla fine ne proclamerà addirittura la “santità”, in uno dei momenti più toccanti del film.

E poi ci sono Melissa McCarthy, nei panni di Maggie, la madre single di Oliver, che riesce a delineare molto bene anche nel poco spazio a lei riservato, e Naomi Watts, nel ruolo della prostituta russa, convincente ma un po’ fuori posto. Tutte figure relativamente stereotipate, senza particolare originalità, che tuttavia concorrono a dar vita ad un film divertente e piacevole, senza troppe pretese, che riesce ad emozionare senza forzature e alla fine lascia un leggero retrogusto amaro, ma pur sempre gradevole.

11 pensieri riguardo “St. Vincent (2014)

  1. Adoro Bill. Sicuramente vedrò questo film, che per un attimo avevo confuso con un altro dei suoi ultimi, in cui lui è sempre un misantropo, vedovo, che si vuol suicidare, sennonché poi viene trascinato da alcune persone in certe questioni abitative e decide di rimandare (non mi ricordo di più 😉 )…

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