The Lincoln Lawyer (2011)

Mickey Haller è un brillante avvocato di Los Angeles abituato ad avere per clienti tossici, spacciatori e malviventi di vario tipo, che riesce di solito a far assolvere grazie alla propria abilità e soprattutto grazie alla mancanza di scrupoli con cui lavora. Non particolarmente onesto, bugiardo abitudinario, si muove senza difficoltà nel sottobosco delle periferie e dei locali malfamati. Un giorno viene contattato da una ricca famiglia di Beverly Hills per difendere il giovane rampollo, ovviamente super viziato, da un’accusa di stupro di cui si dichiara innocente.

L’avvocato Haller afferma più volte che il cliente più difficile da difendere è proprio chi è innocente, per questo lui preferisce difendere i colpevoli, che in caso di sconfitta non gli creano problemi di coscienza. Così facendo si è creato la fama di quello che rimette in libertà ladri e spacciatori, inimicandosi i poliziotti e facendo fallire il proprio matrimonio, visto che l’ex moglie lavora come procuratore.

Questo nuovo caso che si trova ad affrontare gli causerà ben altri problemi che quelli di coscienza, sovvertirà completamente il suo modo di lavorare, arrivando anche a sconvolgere la vita privata sua e dei suoi collaboratori. Utilizzando la sua profonda conoscenza dei meccanismi che regolano il processo penale, e prendendo anche qualche scorciatoia non del tutto lecita, riuscirà ad ottenere giustizia per la vittima, ma non senza difficoltà.

Il film, tratto da un romanzo di Michael Connelly, specializzato in thriller, vuol essere chiaramente un giallo più che un legal movie, perché ci sono parecchie anomalie rispetto alla struttura classica del film giudiziario. Innanzi tutto viene infranta la regola fondamentale del rapporto avvocato-cliente, che è la sincerità assoluta, coperta dal segreto professionale: qui invece il cliente sembra mentire fin dall’inizio, e all’avvocato spetta il compito di arrivare, insieme allo spettatore, alla verità. In secondo luogo, è quanto meno singolare il fatto che un legale indaghi per accusare il proprio cliente, anziché per sostenerne la difesa, e ancora di più che si senta minacciato da lui. Manca, in sostanza, quel rapporto di fiducia che di solito si instaura tra avvocato e cliente.

L’azione è sostenuta da diversi colpi di scena che movimentano la trama, e infittiscono il mistero; la regia è veloce e scattante, forse più adatta ad un telefilm che ad uno spettacolo cinematografico, mentre la sceneggiatura è ben costruita, un meccanismo ad orologeria in cui nessuna parola è casuale, nessuna frase è banale. Anzi, se lo spettatore vuol arrivare a comprendere la verità, è necessario che faccia molta attenzione a ogni particolare.

Matthew McConaughey si cala nella parte senza difficoltà, grazie alla sua consumata professionalità, e anche perché non è la prima volta che interpreta un avvocato. Tuttavia Haller non è certo il difensore che abbiamo visto ne Il momento di uccidere: è un legale cinico e senza scrupoli, che non esita a usare qualunque mezzo pur di far assolvere i propri clienti, di solito colpevoli. Ma, nonostante tutto, conserva una qualche traccia di onestà etica ed un suo personale concetto di giustizia. McConaughey rende tutte le sfumature del personaggio, dal cinismo iniziale, alla rabbia per essere stato imbrogliato, dal dolore per la morte dell’amico Frank, fino alla paura per le minacce alla propria famiglia.

L’investigatore che lo aiuta è un insolito William Macy con i capelli lunghi e in odore di omosessualità, convincente comunque nel ruolo dell’ex poliziotto esperto e smaliziato. Completano il ricco cast Ryan Phillippe, ambiguo e sufficientemente sgradevole nel ruolo dello straviziato cocco di mamma, Frances Fisher nella parte della madre ricchissima e invadente disposta a difendere il pargolo in ogni modo, e Marisa Tomei nel ruolo intrigante dell’ex moglie di Haller.

Nell’insieme è un buon giallo che presenta non pochi elementi di novità, in cui il ruolo del tribunale è fondamentale per arrivare alla verità ed ottenere giustizia, ma in un modo del tutto diverso da quello a cui siamo abituati. Personalmente adoro le storie in cui gli avvocati riescono a sfruttare i contorti meccanismi del sistema giudiziario, a tutto vantaggio della giustizia, anzichè in difesa dei colpevoli.
Ma ogni volta mi chiedo cosa ne pensi il pubblico americano.

17 pensieri riguardo “The Lincoln Lawyer (2011)

  1. Film che ho visto almeno 3 volte e l’ultima non più di un paio d’anni fa: davvero ben fatto e con un Matthew McConaughey molto in forma.
    Sai che dal titolo in inglese non riuscivo a collegarlo? Eppure mi sa che non è stato tradotto, ovvero è stato tradotto in modo molto similare.

    Comunque se questo è il lunedì… 🙂

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