Othello (1995)

Otello è una delle tragedie di Shakespeare che amo di più, per la carica emozionale dei personaggi, così ben delineati nei difetti come nelle virtù, incastonati nella trama in modo da avere ognuno un proprio ruolo ben preciso, tanto tragico quanto ineluttabile, e così profondamente umano. Questa versione cinematografica mostra rispetto per l’originale ed è una messa in scena più che dignitosa, senza inutili orpelli o eccessivi fronzoli. Eppure risulta un insieme spettacolare, che non solo non annoia lo spettatore, ma lo coinvolge emotivamente per tutte le due ore della sua durata.

E’ la storia che tutti conosciamo, del Moro di Venezia e della sua sposa, entrambi vittime delle loro passioni, amore e gelosia, sospetto e fedeltà, diffidenza e ingenuità, e sopra ogni altra cosa un senso assoluto dell’onore che porterà l’uno ad uccidere e l’altra a morire innocente. Ma dietro la tragedia, che sarebbe stata facilmente evitabile con un minimo di raziocinio, si cela un mostro ben peggiore della gelosia, la malvagità scatenata dall’invidia, ed è questa che non lascia scampo ai due protagonisti.

E’ Iago il terzo incomodo tra i due sposi, non certo il povero Cassio, vittima anche lui innocente di una diabolica macchinazione. E’ l’invidia di Iago che tesse come un ragno la sua tela, con la sua lucida perfidia e un’abilità insuperabile di manipolatore astuto e implacabile.

Il regista Oliver Parker, qui al suo debutto dietro la macchina da presa, riesce a far uscire l’opera shakespeariana dai confini teatrali, mettendo in scena una riuscita trasposizione cinematografica, in cui sfrutta l’ambientazione naturale veneziana, curando particolarmente sia interni che esterni, e si serve di un montaggio convulso che dà dinamismo a tutta la storia.

Parker rilegge la storia del Moro di Venezia, decidendo di mostrarne tutti gli aspetti, senza privilegiarne nessuno. Intanto sceglie, per la prima volta nella storia dell’opera, un Otello realmente di colore (Laurence Fishburne), forse per sottolineare la manifesta tensione razziale che caratterizza la storia d’amore tra lui e Desdemona. Nello stesso tempo però ribalta i ruoli, rendendo in qualche modo Iago il vero protagonista della storia.

E Branagh nel ruolo di Iago è talmente bravo, così convincente nei suoi soliloqui rivolti allo spettatore, così infido e subdolo, da portarci a provare simpatia per lui ed empatia per la sua vendetta. Questa è la differenza più evidente rispetto al testo teatrale e ad altre trasposizioni cinematografiche precedenti dell’opera: Otello non è più vittima innocente di un complotto diabolico e di una malvagità insensata, ma diventa vittima della sua stessa debolezza, una marionetta incapace di ragionare nelle mani di un individuo intelligente, istruito, geniale e apparentemente affabile.

Iago è l’incarnazione dell’invidia e dell’odio: invidia nei confronti di Cassio, che ritiene indegno di un ruolo che avrebbe voluto per sé, e odio verso Otello che quel ruolo gli ha affidato, preferendolo a lui. Così ordisce il suo complotto per vendicarsi, e ogni volta che l’obiettivo lo inquadra, ci guarda negli occhi, manifestando tutto il suo odio per Otello, rendendoci in qualche modo complici silenziosi della sua vendetta.

E Desdemona, in tutto questo? Colpevole anche lei, di aver scelto uno straniero della peggior specie, un nero e un infedele, con cui consuma voluttuosamente i suoi amplessi. Anche in questo la regia di Parker è rivoluzionaria, quando ci mostra senza veli tutta la sensualità di quell’amore tra Otello e Desdemona, che agli occhi di Iago, e quindi anche ai nostri, è tutto fuorché puro.

Dunque i temi shakespeariani ci sono tutti: amore e gelosia, rapporti di potere, differenze razziali, l’istinto che si contrappone alla ragione, e anche qualcosa in più, un’ipotesi appena accennata di gelosia omosessuale tra Iago e Cassio nei confronti di Otello. Anche il testo originale, sia pure ridotto, viene comunque rispettato.

Il film è ben recitato, non solo da Branagh, anche se la scelta di Irène Jacob per Desdemona appare un po’ incauta, per quel suo aspetto troppo moderno, dotato di una sensualità eccessivamente sfrontata. La regia, che abbonda di primi piani ma riesce a dare anche dinamicità all’azione, è sicuramente apprezzabile, così come la fotografia, un po’ leziosa forse, mentre costumi e scenografie sono realizzati a regola d’arte. Tutto perfetto però…

La critica non apprezzò molto la rilettura di Parker. Nessun premio, nonostante le notevoli prove attoriali, e la pellicola è stata pure un fiasco commerciale, forse anche a causa di una cattiva distribuzione, incassando solo due milioni di dollari a fronte di un costo di undici. Magari anche voi, che state leggendo, non ne avete mai sentito parlare.

In questo caso, godetevi il monologo di Iago.

7 pensieri riguardo “Othello (1995)

  1. lo sapevi che per gli inglesi dell’epoca, più si va geograficamente (e mondialmente) in terronia rispetto all’inghilterra più ci sono passioni violente?
    non a caso otello e r&g sono ambientati in italia, che è veramente a sud del regno unito

    Piace a 1 persona

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