Amore a prima svista (2001)

Commedia politicamente scorretta, un po’ fuori dai ranghi, ma divertente. Il protagonista della storia è Hal, un uomo a dir poco materialista e ben poco profondo, che passa le sue giornate alla ricerca di donne perfette, nonostante il suo aspetto non lo aiuti certo a conquistarle. Attratto solo dall’apparenza, unica cosa che riesce a interessarlo, è diventato nel tempo parecchio superficiale (il titolo originale del film è Shallow Hal, ovvero il superficiale Hal), e non solo nel giudicare le donne.

Non conosce profondità di sentimenti, ma è solo in cerca di avventure da una notte. Si accompagna nelle sue serate al coinquilino e amico Mauricio, fissato con i suoi personali canoni di bellezza e pure lui rimorchiatore seriale, di aspetto non proprio gradevole. Entrambi incassano regolarmente due di picche in abbondanza, ma non se ne fanno un problema più di tanto.

La vita di Hal cambia completamente il giorno in cui rimane bloccato in ascensore con un famoso guru esperto di autostima che, tramite l’ipnosi, cambia completamente il suo modo di pensare, facendo in modo che da quel momento Hal veda solo la bellezza interiore delle persone, ignorando l’aspetto esteriore.

Comincia così per lui un periodo magico di conquiste, con donne stupende che cadono letteralmente ai suoi piedi, anche se la maggior parte di loro è in realtà abbastanza scialba e qualcuna decisamente brutta; ma ai suoi occhi appaiono tutte splendide perché in seguito all’ipnosi lui ne vede l’anima, cioè la bellezza interiore, non l’involucro. Chi invece le vede per quello che appaiono nella realtà, è l’amico Mauricio che naturalmente si preoccupa e non riesce a capire cosa stia succedendo al coinquilino, ai suoi occhi apparentemente impazzito.

Ci sarà spazio per equivoci divertenti ma anche per momenti di riflessione, e per una bella storia d’amore. Il finale è volutamente consolatorio e porta con sé la sua morale. E’ una bella favola, dunque, ma non per bambini. C’è un po’ troppa volgarità, anche abbastanza inutile. Del resto è un film dei fratelli Farrelly, quelli di Tutti pazzi per Mary, quelli del politicamente scorretto a qualunque costo, che qui cercano di ironizzare sulla società dell’apparenza in cui viviamo. Il tentativo riesce solo a metà, grazie soprattutto ad alcune trovate gustose e originali, e alla comicità trascinante di Jack Black, qui al primo vero ruolo da protagonista.

Non si può dire che il film non sia divertente, ma il messaggio di fondo, quello serio, fatica ad arrivare. In realtà non è un film sulla diversità, nonostante abbondi nel mostrare tutta una serie di personaggi fuori dal comune, ma vorrebbe essere un film sulla bellezza interiore, e sul suo valore di gran lunga superiore rispetto all’apparenza dell’esteriorità.

Tuttavia manca il coraggio di arrivare fino in fondo: la scelta di una bellissima come la Paltrow, pur soffocata dalla gommapiuma che la rende goffa, non arriva al cuore del problema, ma la fa somigliare ad un tenerissimo cartone animato (in alcune scene sembra Peter Griffin). Sarebbe stato molto più coraggioso e più efficace prendere un’attrice davvero extralarge, ma pare che i Farrelly abbiano ammorbidito la vena di cattiveria sarcastica che fino a quel momento aveva contraddistinto i loro film, e che si ritroverà in Comic Movie.

Il punto di forza del film è l’interpretazione di Jack Black e Jason Alexander, entrambi con ottimi tempi comici e una presenza fisica perfetta per il ruolo; a loro si aggiunge Gwyneth Paltrow che sa esattamente come bilanciare il film con la sua presenza, aggraziata e gentile anche sotto il peso della gommapiuma. Il punto debole invece sta nel non trovare il giusto genere di riferimento: il film sembra voler essere una commedia sentimentale in stile Gerry Marshall, ma i Farrelly non riescono a rinunciare completamente ai loro scherzi rozzi, e a una buona dose di volgarità gratuita, per cui alla fine ne risulta un ibrido che non è né carne né pesce.

Nell’insieme quindi la pellicola si trasforma in una piacevole commedia romantica un po’ demenziale, che lascia intravedere una morale di fondo più che apprezzabile. In breve, si può dire che il flm racconta una storia originale con molte battute stupide e un po’ di morale, condendo il tutto con gli stereotipi necessari. In realtà il messaggio più significativo è venuto da alcune dichiarazioni della Paltrow. Ha raccontato infatti che dopo essersi sottoposta al trucco la prima volta, sotto una soffocante tuta di lattice che ne stravolgeva completamente il fisico, è uscita in pubblico e ha notato subito le reazioni della gente.

Nessuno mi ha riconosciuto – ha detto – e la maggior parte delle persone si sono comportate come se io fossi trasparente, ignorandomi completamente, ma quando ho attraversato l’atrio dell’hotel è stato tristissimo e inquietante sentire tutti gli occhi puntati su di me, perché apparivo diversa, e soprattutto perché ero fuori misura… Mi ha molto sorpreso – ha aggiunto – vedere come le persone si comportano con chi non è perfetto”. Ma tu pensa che strano…

24 pensieri riguardo “Amore a prima svista (2001)

  1. Sono perfettamente d’accordo. Troppo spesso quei film che giustamente sono critici con la società dell’immagine non hanno però poi il coraggio di affondare davvero il coltello, così abbiamo protagonisti maschilisti che si ravvedono e si innamorano di bruttine, che però sotto sotto sono fotomodelle, e in questo caso l’oggetto del desiderio di Jack Black è solo falsamente fuori peso, essendo di nuovo un’efebica anoressica. Sarebbe stato così assurdo proporre una donna normale? Non una supermodella né un Peter Griffin in gonnella (accostamento che m’ha fatto morire ^_^) ma appunto una donna normale? Paradossalmente è stato più coraggioso John McTiernan che nell’universo cinematografico in cui finisce il protagonista di “Last Action Hero” viene esplicitamente detto che quelle bellone che girano per strada sono solo finzione da film.
    Quale sarebbe dunque la morale di questo “Amore a prima svista”? Che gli uomini devono scegliere le fotomodelle perché anche loro hanno un’anima? Decisamente un altro film dalla morale sbilenca.

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      1. Tutti pazzi per Mary all’inizio non era piaciuto nemmeno a me (a parte la scena iniziale del liceale che rimane bloccato in bagno ecc.), l’ho riabilitato molto recentemente.
        Sono andato a rivedere quello che scrissi a suo tempo di questo film, invece. Aggiungo solo a quanto detto:
        “L’unico appunto che si può fare al film è che forse eccede nel senso contrario, o meglio fornisce molteplici esempi di ragazze brutte che avrebbero un’anima bellissima, lasciando quasi intendere che sia la norma. Mentre a me risulta che se è vero che quelle molto belle spesso siano stronze, è parimente vero come spesso quelle molto brutte finiscano per inacidirsi così tanto da diventare stronze anche loro… “

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  2. Pento che il fulcro del film sia il messaggio, nel senso che quello che conta è e solo l’apparenza, l’aspetto fisico, al di la di tutto il resto. In effetti la protagonista è visibilmente posticcia e per niente naturale, ma per il resto il film mi è piaciuto.

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