Identità (2003)

Thriller originalissimo, che fonde due diverse trame, apparentemente slegate e indipendenti. Fino ad un certo punto il film segue una strada abbastanza scontata, che sembra costruita sulla falsariga di 10 piccoli indiani, con una serie di personaggi iniziali che successivamente escono di scena uno dopo l’altro. Nello stesso tempo l’ambientazione fa inevitabilmente pensare a Psyco e al suo inquietante motel. Solo quando si arriva ad un colpo di scena imprevedibile, finalmente i pezzi del puzzle si ricompongono e tutta la storia sembra avere una sua logica. Identità è qualcosa di più e di diverso da qualunque altra cosa si sia già vista.

Il film inizia con uno psichiatra intento ad ascoltare la registrazione delle sedute avute con un suo paziente, un serial killer colpevole di aver brutalmente ucciso sei persone, e condannato alla pena di morte. Mancano solo ventiquattro ore all’esecuzione, ma il suo avvocato, insieme allo psichiatra, riesce ad ottenere una riunione straordinaria con il giudice, per potersi appellare all’infermità mentale. E qui la scena passa in esterno, in una notte buia e tempestosa. Il tono già cupo, impostato all’inizio del film, si fa ancora più misterioso: è buio, piove a dirotto e il dio del tuono rimbomba.

Mentre un terribile temporale ha allagato le strade, interrompendo ogni via di comunicazione, compresi radio e telefoni, una serie di personaggi di varia provenienza ed estrazione sociale, apparentemente non accomunati da nulla, si ritrovano confinati in un motel isolato. Un gruppo di persone molto variegato, tra cui anche un pericoloso detenuto in custodia della polizia, rendono fin dall’inizio l’atmosfera misteriosa e tutt’altro che rassicurante.

Non passa molto tempo che i vari personaggi iniziano a morire uno dopo l’altro, in circostanze più o meno sospette, e la responsabilità degli omicidi pare da attribuirsi al detenuto che nel frattempo è sfuggito alla sorveglianza della polizia. Ma quando anche il detenuto viene trovato morto, e i cadaveri cominciano a sparire nel nulla, si inizia a comprendere che c’è sotto qualcos’altro, e per un attimo si è portati a immaginare qualcosa di sovrannaturale.

Mentre continua incessantemente a piovere, gli ospiti del motel continuano a sparire, e la tensione raggiunge il punto massimo quando, dopo ogni vittima, sorgono nuove domande. Chi è l’autore di questi massacri e perché? Fino a questo momento Identità potrebbe sembrare un B-movie, uno dei soliti banalissimi thriller infarciti di cadaveri, gentilmente forniti dall’immancabile maniaco omicida. Ma niente è più lontano dalla verità.

Perché a questo punto interviene la seconda trama del film, ingegnosamente intrecciata con la prima e incorporata in un tutt’uno geniale. Ciò che le due trame hanno a che fare l’una con l’altra è in realtà il più grande enigma del film. Ancor più della ricerca dell’assassino, che da questo momento passa in secondo piano. Anzi, non ci interessa più. Perché improvvisamente, dopo oltre la metà del film, arriva un colpo di scena di quelli che lasciano il segno: un ribaltamento di prospettiva che cambia completamente le dinamiche della storia. Si torna infatti alla scena iniziale, all’incontro del killer con lo psichiatra e il giudice. Così scopriamo che i personaggi del motel sono strettamente legati alle molteplici personalità del killer.

Come un complicato puzzle il cui schema è chiaro e intelleggibile solo da una certa distanza, Identità inganna lo spettatore, seminando indizi ambigui che spuntano lungo tutto il percorso della storia, per condurre alla sconcertante rivelazione finale. Una svolta rivelatrice che lascia letteralmente a bocca aperta, ma a differenza di quanto accade in molti altri thriller, il film non si chiude immediatamente sul colpo di scena. La rivelazione imposta la storia su un nuovo percorso, e c’è ancora da lavorare per arrivare alla conclusione.

Prima della parola fine c’è ancora spazio per un’ultima sorpresa, questa volta forse un po’ più prevedibile, ma non per questo meno geniale. Mentre il killer è in viaggio verso l’ospedale psichiatrico, dopo aver ottenuto la remissione della pena di morte, mentre tutto sembra ormai finito e l’atmosfera si è rasserenata, lo psichiatra si accorgerà di non aver compreso fino in fondo il suo paziente e la portata della sua follia.

Gli attori sono tutti convincenti nel proprio ruolo, complice anche il fatto che i personaggi sono un po’ stereotipati e necessariamente privi di sfumature, vista la loro funzione nella storia: Cusack, con la consueta recitazione equilibrata, mai sopra le righe, e con la sua faccia da uomo della porta accanto guida il variegato gruppo di strambi personaggi, riuscendo a dare senso e unità alla storia. Ma tutti contribuiscono alla riuscita della messa in scena, da Ray Liotta ad Alfred Molina, fino ad Amanda Peet e Rebecca De Mornay.

Su tutti spicca lo sguardo alienato di Pruitt Taylor Vince, che ci regala l’ennesimo psicopatico da antologia, pur con un ruolo non certo da protagonista. Montaggio e regia contribuiscono a sostenere il ritmo, che non cala mai, nemmeno sul finale.

Un’idea originale, realizzata in modo insolito e con un finale tutt’altro che scontato. La sceneggiatura, stringata ma mai banale, aumenta la tensione, mentre la fotografia, plumbea e soffocante come la pioggia battente, conferisce a tutta la vicenda un’atmosfera di inquietudine e angoscia che ne fa un thriller riuscitissimo. Identità non si arrende mai al prevedibile, che è ciò che lo rende una piacevole chicca per palati fini.

23 pensieri riguardo “Identità (2003)

    1. Era difficile parlare di questo film senza illustrare almeno in parte la trama, ma ti assicuro che quello che ho detto è il meno. Nel film c’è molto altro e di più.

      "Mi piace"

  1. Mi sorprende che questo film non sia considerato troppo…
    Ricordo che era estate, faceva caldo ed era il mio compleanno. Decidemmo, io altri due amici, di andare al cinema per festeggiare. In quel periodo c’erano varie cosette interessanti. Ma molte avevano tutta l’aria di riservare poche sorprese. E poi… è sempre difficile metter d’accordo tre persone! 😀 Allora optammo infine per questo film, di cui non sapevamo assolutamente niente, ma aveva una critica molto positiva e la storia sembrava intrigante… Ci divertimmo molto. E’ uno di quei film che ci si diverte proprio a vedere… 😉

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    1. Infatti anch’io mi meraviglio che sia quasi passato sotto silenzio all’epoca e poi ingiustamente dimenticato. Forse colpa anche di attori di non grande richiamo: a me piace molto Cusack, però non mi sembra che abbia mai riempito i cinema come, ad esempio, Bruce Willis.

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      1. Senza fare spoiler: Un tema del genere era già stato portato altre volte su carta e su film ma questa sua rappresentazione mi ha “spiazzato”…ed è difficile sorprendere uno smaliziato come me (su certi argomenti, intendo).
        Come ripeto sempre ormai si è detto e girato tutto su tutto; è il modo in cui lo presenti al pubblico che rende uno scrittore/regista speciale…

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