Malice – Il sospetto (1993)

Affascinante noir dalle atmosfere torbide, come andava molto di moda negli anni ’90. Alcuni di questi thriller sono solo dei brutti ricordi, altri dei piccoli gioielli, che magari in mano ad un maestro come Hitchcock sarebbero potuti diventare dei capolavori. Questo, secondo me, rientra nel secondo gruppo.

La trama inizialmente è abbastanza semplice, poi si complica rapidamente, dando al film una svolta inaspettata e davvero originale. Andy (Bill Pullman) e Tracy (Nicole Kidman) sono una coppia di novelli sposi che sta cercando di avere figli. Lui è appena stato nominato preside di un college femminile, lei lavora all’asilo nido. Nella stessa cittadina arriva il dottor Jed (Alec Baldwin), un giovane chirurgo che deve prendere servizio nell’ospedale locale.

La vita tranquilla della piccola città viene improvvisamente sconvolta da una serie di stupri e omicidi, compiuti all’interno del college di cui Andy è preside, mentre Jed diventa un eroe salvando la vita ad una delle ragazze vittime del maniaco. Così Andy e Jed si incontrano e scoprono di essere stati compagni di scuola. Jed sta cercando casa in città, e Andy gli offre in affitto l’ultimo piano della sua abitazione.

Da cui comincia un torbido rapporto a tre, perché la moglie di Andy è particolarmente sensuale e desiderabile, il dottor Jed è un affascinante playboy senza troppi scrupoli, e il povero Andy si trova in mezzo e sembra non capire nulla. Si innesca quindi un’escalation di sospetti e situazioni ambigue che si prestano a più chiavi di lettura, finché un nuovo evento scombussola gli equilibri faticosamente raggiunti.

Una notte Tracy accusa forti dolori addominali, ha un’emorragia interna e viene portata d’urgenza in ospedale, dove Jed si trova costretto a operarla per salvarle la vita, ma l’operazione comporterebbe la perdita del bambino che sta aspettando. Jed chiede quindi il consenso ad Andy, visto che Tracy non è cosciente, ed Andy acconsente senza esitazione. Solo che Jed commette un tragico errore e rende Tracy irrimediabilmente sterile. Quando la poverina apprende come si sono svolti i fatti, decide di separarsi da Andy e di fare causa a Jed.

Pensate che sia complicato? Siamo solo all’inizio del film: il meglio deve ancora venire. Che fine ha fatto il maniaco omicida che faceva razzia di giovani vittime all’interno del college? Sarà il nuovo chirurgo appena arrivato in città? O forse il preside di nuova nomina? O magari nessuno dei due? Fatto sta che se lo chiede anche la polizia, e indaga.

La base di ogni indagine per stupro, si sa, è l’analisi del DNA, in questo caso ricavato dallo sperma. Così, in seguito alla provvidenziale indagine della polizia, scopriamo qualcosa sul povero Andy che lo costringerà a farsi più di una domanda…

E qui mi fermo, perché ho raccontato abbastanza: chi ha visto il film, sicuramente ricorda tutto il resto, e chi non l’ha visto ha diritto di godersi con calma tutti gli sviluppi. Da qui infatti comincia la seconda parte del film, la più emozionante, che riserva una sorpresa dopo l’altra, sconcertanti e inaspettate, una raffica di rivelazioni e colpi di scena, forse non sempre verosimili, ma che sicuramente creano un buon crescendo di tensione.

Buono anche il finale, che sistema le cose, trasformando quella faccia un po’ così di Bill Pullman, perfetto come ingenuo credulone, in un vendicatore che reclama il suo momento di gloria. Dei tre protagonisti, direi che è il migliore: questa è forse la sua miglior interpretazione di sempre, perché riesce a dare al personaggio tutte le sfumature necessarie alla sua evoluzione. Anche Baldwin è perfetto per la parte, con quella faccia da schiaffi che sembra attirare le donne, e che scatena di solito la gelosia degli uomini.

La Kidman è qui all’apice della bellezza, ancora inviolata dal botulino, con gli splendidi capelli rossicci e non orrendamente ossigenati e stirati, ma capricciosamente ricci, e il fondoschiena di una giovane ventiseienne. Seducente, misteriosa e maledettamente diabolica, anche lei si dimostra all’altezza di un ruolo decisamente non banale. Ci sono anche interessanti ruoli minori, per una giovanissima Gwyneth Paltrow, e per due veterani come George C. Scott e Anne Bancroft.

Una curiosità linguistica sul titolo: malice in realtà non significa sospetto, come è stato tradotto in italiano, ma piuttosto malizia, nel suo significato peggiore, cioè volontà malvagia, in altre parole, dolo.

Nel complesso il film è un notevole thriller che non perde mai ritmo e sfida ogni conclusione scontata. Come in alcuni dei capolavori di Hitchcock, il film distrae lo spettatore con alcuni particolari che sembrano importanti, ma che alla fine si rivelano del tutto ininfluenti. Certo il regista non è Hitchcock, non gli si avvicina neppure, ma riesce a dosare sapientemente la suspense curando dialoghi e situazioni, sottolineate anche dalle musiche giuste, e portando avanti due vicende parallele che incuriosiscono lo spettatore, fino all’epilogo da brividi. Un gioco di apparenze, in cui c’è sempre la sensazione che qualcosa non torni, ma che infine sistema ogni tassello del suo puzzle e coinvolge, appassiona, sorprende e infine sconcerta.

E lo stupratore del college? Guardate il film e lo scoprirete.

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