L’altro delitto (1991)

Una delle prime regie di Branagh è un giallo insolito e ricco di mistero, un affascinante gioco di specchi tra passato e presente, con un incipit folgorante. Oltre che curarne la regia, prende per sé il ruolo di protagonista, insieme a Emma Thompson, allora sua compagna di vita: doppio ruolo per entrambi in una storia intrigante di amore e morte, con sfumature sovrannaturali molto ben dosate.

Il film inizia con un delitto inquietante compiuto nel passato, e mentre scorrono i titoli di testa ne apprendiamo i particolari dalle pagine ingiallite dei giornali dell’epoca. In un suggestivo bianco e nero, che disegna drammaticamente le figure utilizzando con abilità la luce per far risaltare le ombre, conosciamo il misterioso omicida proprio nel giorno della sua esecuzione, in un’apparizione di pochi minuti ma che lascia il segno, e dove ogni parola ha un significato fondamentale per tutta la storia. Poi, all’improvviso, si passa dal passato al presente, dal sogno alla realtà, con un risveglio traumatico che apre la porta a mille domande.

Una sconosciuta, che sembra aver perso completamente la memoria, è ossessionata da incubi notturni che non sa spiegare; un investigatore specializzato nella ricerca di persone scomparse, sarà incaricato di scoprire chi è e da dove viene. L’incontro dei due protagonisti è l’inizio di una storia complessa e intrigante, che mescola reincarnazione, amore e destino, vendetta e karma.

L’investigatore, infatti, sarà aiutato nelle sue indagini da un misterioso e stravagante antiquario che piomba nella sua vita subito dopo l’arrivo della donna, e le propone di aiutarla a ricordare con l’ipnosi. Durante le sedute di ipnosi nel negozio dell’antiquario, la donna comincerà a ricordare il delitto compiuto 40 anni prima, e scopriremo nei dettagli quanto anticipato all’inizio del film: la storia dell’amore travolgente tra un direttore d’orchestra e una pianista, culminato nel matrimonio dei due e conclusosi tragicamente con l’omicidio della donna da parte del marito.

La sconosciuta si convince quindi di essere la reincarnazione di Margaret, la sventurata pianista, e teme che il giovane investigatore, del quale nel frattempo si è infatuata, possa essere la reincarnazione di Roman, il marito omicida. Ma continuando ad indagare, l’investigatore scoprirà altri inquietanti retroscena e riuscirà non solo a discolpare se stesso, ma anche a provare l’innocenza dello sfortunato Roman.

Branagh realizza un thriller davvero particolare e innovativo, anche se qua e là si avvertono influenze hitchcockiane, da “La donna che visse due volte” a “Psyco”; il risultato è un film ben strutturato nella sua complessità e assolutamente imprevedibile fino alla fine. Se si riesce a seguire l’intreccio dei personaggi, un po’ complicato tra passato e presente, si può gustare a pieno il colpo di scena finale.

Il regista sceglie di mostrare il passato in bianco e nero, accentuando il fascino dei costumi e degli ambienti, e dando ai personaggi e all’atmosfera un senso generale di mistero. Inserisce quindi i flashback nel contesto del presente, che invece è girato a colori, ma non perde il fascino di mistero dell’intera vicenda.

Camei che non passano inosservati per Andy Garcia, che ruba la scena con la consueta eleganza, e Robin Williams, imprevedibile e fuori dagli schemi più del solito. Ottimo comprimario Derek Jacobi, forse leggermente sopra le righe, ma il personaggio alquanto bizzarro lo richiede. Apparizione fugace ma significativa di Campbell Scott nei panni di un imbroglione di passaggio.

Doppio ruolo per Branagh e la Thompson, che funzionano benissimo, forse un po’ più nel bianco e nero che nella parte a colori; peccato comunque che si siano separati, nella vita e sullo schermo, perché almeno su quest’ultimo sembravano avere un’ottima intesa, una chimica quasi palpabile di cui il film sicuramente si avvantaggia.

Branagh firma una dichiarazione d’amore nei confronti del noir classico e per farlo si avvale dei flashback realizzati in uno splendido bianco e nero, con una cura dei dettagli che non lascia nulla al caso e con inquadrature di rara eleganza; la parte a colori non rinuncia comunque a una bella fotografia e a soluzioni visive che ricordano Hitchcock. Nel complesso un thriller d’annata che andrebbe rivalutato.

17 pensieri riguardo “L’altro delitto (1991)

  1. Sono contento che ti sia piaciuto, perché è un film che amo molto sin dalla sua uscita. ne conservo ancora gelosamente la VHS comprata all’epoca.
    Ho amato violentemente questo film, in un’epoca in cui King Ken furoreggiava su grande e piccolo schermo. Impazzivo per le sue opere e questo thriller hitchcockiano l’ho sempre adorato, anche se temo non abbia avuto il successo che meritava.
    Che coppia, poi, Branagh e Thompson, altri tempi…

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  2. Visto e amato, in effetti non lo conoscevo tra i film di Branagh (che pure ammiravo molto) e l’ho scoperto solo grazie al fatto che mi sono caparbiamente procurata l’intera collezione di tutti i film (e spettacoli, e tutte le altre non poche cose) in cui Robin Williams avesse avuto anche una minuscola parte. Merita davvero!

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