Wonder (2017)

Film sulla diversità che colpisce dritto al cuore con una storia commovente ma anche molto istruttiva. Il protagonista è Auggie, un bambino nato con una rara sindrome che causa un deformazione cranio-facciale: in conseguenza di questa alterazione del volto, e dei 27 interventi chirurgici subiti per contrastarla, ha un aspetto deforme, o comunque molto diverso da quello dei suoi coetanei. Per evitargli il trauma di un inserimento sicuramente difficile, Auggie non è mai andato a scuola, ma ha studiato a casa, aiutato dalla mamma che si è dedicata a lui interamente.

Arrivato ormai a 11 anni, i genitori decidono che è il momento per lui di affrontare la scuola pubblica, con tutto quello che questo comporta. Il preside si dimostra molto sensibile ai problemi del ragazzino, e gli affianca tre compagni che avranno il compito di fargli da tutor, mostrandogli la scuola ed aiutandolo ad ambientarsi: non tutti saranno amichevoli, qualcuno decisamente aggressivo.

Una volta iniziato a frequentare la scuola, Auggie ha modo di distinguersi per la propria intelligenza e per una preparazione anche migliore di quella dei compagni che sono sempre andati a scuola, ma non riesce a socializzare: nei momenti di gioco e nella pausa pranzo rimane sempre in disparte, isolato da tutti gli altri.

Ad un certo punto comincia a frequentare qualche compagno anche fuori dalla scuola, e assapora quella che sembra poter diventare un’amicizia, mentre altri continuano a prenderlo in giro per il suo aspetto. Per una serie di sfortunate circostanze, frutto di un equivoco, rimane profondamente ferito anche da chi credeva amico.

Tuttavia ci sarà modo di chiarirsi, e dopo le scuse, gli amici torneranno a frequentarsi. Alla fine si sistemeranno le cose anche con gli altri compagni, che impareranno a conoscere e ad accettare il nuovo arrivato per le sue doti, senza più giudicarlo per il suo aspetto. La fine dell’anno scolastico porterà ad Auggie anche un importante riconoscimento personale, oltre al superamento della propria emarginazione: il compagno che nessuno voleva sarà finalmente accettato da tutti. Il lieto fine era dietro l’angolo fin dall’inizio, ma arriva alla fine di un percorso comunque non facile.

La storia di Auggie è in realtà una gran bella favola, dagli intenti chiaramente educativi: insegna ad accettare la diversità, a combattere il pregiudizio e il bullismo, a riconoscere le proprie responsabilità, e, perché no, insegna a chiedere scusa. Ma sottolinea anche il valore della famiglia, in particolare dell’unità familiare, perché i problemi sono sempre meno difficili da affrontare se lo si fa insieme, e mostra l’enorme valore del sacrificio, che oggi sembra così fuori moda, nelle figure di quei due genitori che non esitano a stravolgere le loro esistenze nel tentativo di dare al figlio una vita normale.

E non solo si dedicano completamente al figlio, ma lo fanno sempre con il sorriso, condividendo i suoi progressi e traendone una gioia che diventa per loro un motivo per vivere. Anche la sorella di Auggie, in parte sacrificata dalla condizione del fratello, saprà superare i propri istinti egoistici, tanto comuni in un’adolescente bisognosa di attenzioni, e si terrà in disparte più o meno di buon grado, per lasciare a lui tutte le premure dei genitori, aggiungendovi il proprio affetto.

Certo il buonismo abbonda e i luoghi comuni si sprecano, ma il film non vuole essere un film-verità, perché al regista non interessa essere realistico e, per fortuna, neppure confezionare un drammone strappalacrime. Il film supera i contorni drammatici della storia proprio grazie al tocco leggero e disincantato del regista, che inserisce qua e là momenti di un’ilarità quasi briosa, sia nei dialoghi tra i bambini, in cui prevale l’autoironia del piccolo protagonista, sia nei quadretti di vita familiare.

Il piccolo protagonista è interpretato dal giovanissimo Jacob Tremblay con una naturalezza disarmante, che gli permette di esprimere, nonostante il trucco pesantissimo che ne altera i lineamenti, tutte le sfumature delle sue molteplici emozioni; nel ruolo dei coraggiosi genitori si calano invece Julia Roberts e Owen Wilson, che riescono a comunicare emozioni, dubbi e paure con grande intensità. L’intesa tra i due attori è palpabile e rende alla perfezione il senso dell’unità familiare, ma anche i momenti di stanchezza e di sconforto. Una menzione particolare va fatta anche per Izabela Vidovic, la sorella maggiore di Auggie, che in certi momenti riesce ad essere il personaggio più commuovente del film. Nel ruolo del preside si fa notare Mandy Patinkin.

Un aspetto interessante del film, che lo distingue da altri simili, è la volontà di fornire prospettive diverse dello stesso problema. Pur essendo la condizione di Auggie il tema principale, il regista ci presenta anche i punti di vista di chi gli sta vicino, dalla sorella ai genitori, senza tralasciare neppure i suoi piccoli amici. Questa  varietà di prospettive sottolinea uno dei messaggi centrali del film: il mondo intero non gira solo intorno ad Auggie ed è importante che lui stesso, e anche i suoi genitori, se ne rendano conto.

Wonder gioca chiaramente sulle emozioni dello spettatore e forse verso la fine tutto diventa un po’ troppo facile, ma nel complesso è un buon film per famiglie, paragonabile nell’intento educativo ai cartoni Disney, e non a caso il film è uscito al cinema nel periodo natalizio; è un film nato per i ragazzi, ma diretto anche agli adulti, che insegna valori come tolleranza e umanità, l’accoglienza del diverso e soprattutto quella generosità d’animo che dovrebbe sempre guidare tutte le nostre azioni.

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