Mystic River (2003)

Il film è un adattamento dell’omonimo bestseller di Dennis Lehane, diretto da Clint Eastwood. Se avete letto il romanzo da cui è tratto, sapete già cosa vi aspetta: una storia dura e crudele, con un finale che predilige la vendetta alla giustizia. La trasposizione che ne ha fatto Clint Eastwood è superba, e lo rende uno dei suoi film migliori. Per questo, e solo per questo, mi sento comunque di consigliarlo, ma se non conoscete il romanzo e non amate le storie che finiscono male, non guardate assolutamente questo film. E’ splendido, nella fattura e nell’interpretazione, ma ha un finale amaro, carico di rabbia e di dolore.

Tre ragazzini, amici d’infanzia, trascorrono i pomeriggi giocando in strada. Un brutto giorno, uno di loro sale su un auto e finisce vittima di alcuni pedofili. Quattro lunghi giorni di cui nessuno parlerà mai più, ma che cambieranno per sempre la sua vita. Diventati adulti, i tre amici si sono ormai persi di vista, e hanno preso strade diverse: Sean è diventato poliziotto, Jimmy ha scelto la strada del crimine e della violenza, e l’ultimo, Dave, segnato nell’anima da quei quattro giorni, trascina la sua vita come un bambino nei panni di un uomo, a cui è stata rubata l’infanzia. Una nuova tragedia li farà riavvicinare, anche se per poco, finché il destino disegnerà l’epilogo atroce e assurdo della loro amicizia.

Mystic River è la storia di tre uomini, le cui vite ruotano attorno a due tragedie, una nel passato, l’altra nel presente. Lontane nel tempo, ma accomunate dalla sofferenza e intrecciate in modo paradossale dal destino. Sean, Jimmy e Dave vivono vite molto diverse, separati l’uno dall’altro, ma ancora incapaci di allontanarsi dal passato. Quando la figlia maggiore di Jimmy viene uccisa e Sean è incaricato di indagare, il passato troverà il modo di riemergere nel modo peggiore.

Al di là della storia, è un film che coinvolge, anzi stravolge lo spettatore, cattura con il suo ritmo, il ritratto psicologico dei personaggi, i dubbi e le domande che pone nel suo svolgersi, a cui si ha quasi paura di rispondere. Innegabile che si tratti di un poliziesco, perché viene commesso un delitto e si deve scoprire il colpevole. Ma c’è molto più di questo: un intreccio di personaggi e di storie che fanno da sfondo e ruotano attorno all’omicidio, che hanno radici profonde nel passato. Ed  è proprio la fusione tra i ricordi sbiaditi di un passato che comunque ha lasciato il segno, e gli effetti indelebili di questo passato doloroso sul presente, che rendono il film unico e singolare.

L’omicidio innesca forze inarrestabili, l’esigenza di giustizia da una parte e la volontà di vendetta dall’altra. Eastwood dipana scrupolosamente gli eventi passati che sono cruciali per la tragedia, e allo stesso tempo dà ai personaggi spazio per svilupparsi e mostrare anche quello che è stato taciuto. Sa dosare la suspense con maestria, utilizzando un linguaggio cinematografico molto sobrio, senza lasciarsi tentare dal facile colpo di scena ad effetto.

Solo alla fine, nell’ultima mezz’ora, lascia che il mistero si sveli, in un rapido susseguirsi di inquadrature, che cambiano ogni volta la prospettiva. Ad un certo punto non si sa più cosa pensare, disorientati da un’apparenza volutamente confusa, infine, in un crescendo di emozioni, si arriva alla verità, che è anche peggiore di quello che per un attimo si è potuto immaginare. E mentre da una parte la giustizia fa il suo corso, il fiume è testimone silenzioso di una vendetta terribile quanto assurda.

Un film bellissimo ma spietato, con un finale che è un pugno nello stomaco. Un’opera formidabile, realizzata da un cast eccezionale e diretto con rara sensibilità. Kevin Bacon per una volta rimane in disparte da ottimo comprimario, ed è in qualche modo il punto di contatto tra passato e presente; Tim Robbins è toccante nel dipingere la sofferenza di un uomo segnato da un trauma difficilmente superabile, ormai adulto ma rimasto in qualche modo infantile, quasi a volersi riprendere l’infanzia di cui è stato privato; ma tra i tre protagonisti, Sean Penn è in assoluto il migliore perchè rappresenta la disperazione del padre in lutto in maniera inarrivabile, e raggiunge un’intensità del dolore che dà i brividi. Sia Robbins che Penn sono stati giustamente premiati con Oscar e Golden Globe. C’è anche Laurence Fishburne, che rappresenta l’elemento estraneo al terzetto di amici, e ha il compito, a volte ingrato, di garantire l’imparzialità della giustizia.

Accanto a loro, due figure di donne molto diverse, ben delineate da Laura Linney e Marcia Gay Harden, entrambe non nuove ad interpretazioni femminili di notevole spessore. La Harden, in particolare, rappresenta tutta la fragilità di una donna debole, assalita da dubbi terribili, e incapace di prendere una decisione. Questo la porterà, drammaticamente, a fare la cosa sbagliata nel momento sbagliato.

La capacità di Eastwood di creare la giusta tensione per alimentare il dramma, lasciando che la verità si sveli da sola in un crescendo di suggestioni e turbamenti, è stata osannata dalla critica unanime, ma ha ottenuto solo la nomination per la miglior regia, senza portare a casa la statuetta, che quell’anno andò al terzo capitolo de Il Signore degli Anelli.

Se non avete letto il libro, il finale vi spiazzerà ancora di più, ma se lo conoscete, potrete apprezzare l’eleganza con cui il regista è riuscito a tradurlo in immagini. La scena finale, con il silenzioso gioco di sguardi tra i protagonisti sopravvissuti alla tragedia, racchiude la malinconia senza fine del dolore condiviso, e la solitudine immensa di tre vite irrimediabilmente allontanate per sempre.

16 pensieri riguardo “Mystic River (2003)

  1. Fuori tema, non per il soggetto, che di cinema sempre è, ma per essere d’un altro film ed essere anche una richiesta: nei giorni scorsi, la Rai ha riproposto la pellicola “Carol”, un film del 2015 diretto da Todd Haynes con interpreti Cate Blanchett e Rooney Mara. Ebbene, tu potresti recensirla qui? Le tue parole affascinano, conducono per mano piacevolmente, istruiscono. Ma… sentiti libera di non aderire… Grazie, comunque, e… ciao.

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