Uno strano scherzo del destino (1994)

Una deliziosa pellicola da riscoprire, liberamente tratta da Silas Marner, uno dei romanzi brevi di George Eliot, ma anche uno dei più belli: un racconto che parla di valori semplici e autentici, dell’assurdità dei pregiudizi e della difficoltà di accettare ciò che è difforme dalla normalità, ma soprattutto una storia sull’amore in senso assoluto, l’amore per il prossimo. Il film rivisita la vicenda rendendola attuale, ma non perde di vista i temi fondamentali cari a Eliot, mostrando tutto il meglio e il peggio dell’umanità: meschinità, grettezza, egoismo, ma anche altruismo e generosità d’animo, quell’amore disinteressato per gli altri che non si aspetta nulla in cambio. E soprattutto dimostra come il destino, o comunque lo si voglia chiamare, sappia fare giustizia con stile.

E’ la storia di Michael, un uomo duramente colpito dalla vita, prima nella certezza degli affetti, quando scopre che il figlio che la moglie aspetta non è suo, poi nella sicurezza economica, quando viene derubato di tutti i suoi averi, meticolosamente accumulati come unico residuo surrogato di felicità.

Deluso dai propri simili e ormai rassegnato a trascinare il resto della propria esistenza da eremita, per uno strano intreccio di circostanze favorevoli (A simple twist of fate, titolo originale), si imbatte in un’orfana abbandonata, che il caso conduce letteralmente alla sua porta, e che gli darà una nuova ragione per vivere e un’insperata occasione di felicità. Ma la vita a volte prende strane direzioni, e quando sembra che tutto vada per il meglio, l’imprevisto è dietro l’angolo.

Dopo dieci anni in cui Michael ha cresciuto e allevato la piccola Mathilda come una figlia, spunterà il padre naturale, un ricco uomo politico che aveva nascosto quella paternità illegittima per evitare lo scandalo, e che ora rivendica la bambina, di fronte all’impossibilità di avere figli dalla moglie.

Ma quando Michael sarà sul punto di perdere ogni cosa per la meschina arroganza di chi pensa di poter comprare tutto con il denaro, nuovamente sarà il fato a dargli una mano, sistemando le tessere della sua vita e restituendogli il benessere economico e il calore di un affetto più che meritato.

Steve Martin, per la prima volta in un ruolo veramente drammatico, lo interpreta a modo suo, riservando la sua consueta esuberanza ai momenti brillanti, addolcendola con una maschera da clown triste e tenero allo stesso tempo, che alleggerisce le situazioni più pesanti con l’accenno di un sorriso o l’ironia malinconica di una battuta. L’attore è stato anche produttore esecutivo e si è occupato della sceneggiatura.

Anche il ruolo del cattivo, interpretato da un Gabriel Byrne sempre molto intenso, non è privo di sfaccettature, perché dietro al suo tentativo di sottrarre la bambina all’affetto del protagonista si cela una profonda infelicità e il dramma di chi può avere tutto, tranne quello che veramente desidera.

Nella parte del fratello scapestrato di Byrne, che ha un ruolo rilevante nella storia pur sparendo di scena quasi subito, troviamo Stephen Baldwin, che in poche scene riesce a rendersi sufficientemente sgradevole.

Completano il cast Laura Linney, allora ancora poco conosciuta, e Catherine O’Hara, reduce dal successo di Mamma ho perso l’aereo: entrambe caratterizzano con particolare cura due personaggi femminili che hanno ruoli importanti nella vicenda, diversissimi tra loro e più complessi di quanto possano apparire.

Il ruolo di Mathilda è stato condiviso dalle sorelle Alyssa e Alana Austin. La più giovane, Alyssa, interpreta Mathilda da piccola, mentre Alana la incarna come una dodicenne. Entrambe le giovani attrici sono state nominate per il Young Artist Award.

Nell’insieme si può definire una favola poetica, narrata da un regista particolarmente sensibile, che affronta temi difficili e delicati come adulterio, droga e corruzione, restando sempre in superficie e lasciando allo spettatore ogni giudizio morale.

Sebbene si parli molto della differenza di classe sociale tra Michael e il padre naturale, la vera spinta del dramma è la gioia che travolge l’esistenza di quest’uomo rassegnato, quando Mathilda entra nella sua vita. E il messaggio della successiva battaglia per la custodia è che la felicità non può essere comprata, ma deve essere pazientemente costruita con amore e dedizione.

E’ un film piacevole per tutta la famiglia, una commedia dolce amara con qualche momento drammatico, addolcito da una valanga di buoni sentimenti, e un lieto fine in salsa Disney meno scontato del solito, che commuove senza essere sdolcinato.

Trailer il lingua originale

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