Un autunno fra le nuvole (1991)

Timothy Hutton, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, sceglie una storia delicata e toccante, che, silenziosamente e senza spettacolarità, racconta i dolori e le difficoltà della crescita, e tutte le delusioni che il diventare adulti porta con sé, tra l’euforia di sogni impossibili e la malinconia per una realtà che si fatica ad accettare. La parabola di Hutton è una storia semplice, diretta, senza eccessi di pathos, ma che arriva ugualmente al cuore.

Racconta l’amicizia improbabile tra un ragazzo ritardato e una bambina: il primo è succube dell’ingombrante quanto indispensabile presenza della madre, mentre la bambina sogna di scappare dalla propria vita, piatta e noiosa, trascinata giorno dopo giorno nel motel gestito dalla sua famiglia.

La piccola Harriet vorrebbe fuggire dalla sua quotidianità, da una madre che beve e dalla sorella maggiore Gwen, troppo presa dalla propria infelicità per occuparsi di lei. Per questo motivo cerca di scavare un tunnel nel cortile, che, secondo lei, dovrebbe condurla dall’altra parte del mondo, direttamente in Cina, dove immagina una realtà completamente diversa. Da qui il titolo originale, Digging to China.

Invece Ricky, vent’anni più grande di lei, ma con l’anima e l’intelletto di un bambino, è sulla strada della casa di cura in cui la madre vuole rinchiuderlo, perché non può più occuparsi di lui; un guasto alla macchina li costringerà a fare una sosta nel motel della famiglia di Harriett, e sarà l’occasione di un incontro che porterà un breve assaggio di serenità nelle vite di entrambi.

Harriett e Ricky diventano amici, guardati con sospetto dagli adulti, e da questa imprevedibile alleanza deriverà una breve fuga per entrambi, che troverà nella fantasia lo strumento per affrontare una realtà triste e deludente. E non è un caso che mentre gli adulti temono questo bambino troppo cresciuto e non lo comprendono, l’unica che riesce a instaurare un dialogo con lui è proprio Harriett: parlano infatti lo stesso linguaggio, fatto di sogni impossibili che sembrano realizzabili, e di fantasie meravigliose che diventano reali al solo parlarne.

Il film tratta temi difficili e dolorosi, ma anche quando sfiora il dramma, lo fa con il tocco poetico e magico dell’infanzia, mostrando quanto spesso sia incolmabile l’abisso che separa il mondo dei bambini da quello degli adulti. E’ un film che raggiunge un raro equilibrio tra leggerezza e dramma, tra poesia e tragedia. Nei suoi momenti più belli, il film emana un fascino ingenuo e colpisce per la sua naturalezza, ma manca la scintilla per raggiungere le vette più alte. Qualche carenza nella sceneggiatura fa sì che la storia vada avanti senza una meta precisa e a un certo punto l’effetto drammatico si perde nel nulla. Quello che resta è l’atmosfera sognante in cui i due protagonisti interagiscono, in netto contrasto con la realtà che li circonda, e che, purtroppo, ha la meglio sulle loro fantasie.

La piccola protagonista è la bravissima interprete di Thirteen, Evan Rachel Wood, qui al suo debutto sul grande schermo, mentre il ragazzo è un insolito Kevin Bacon, che supera di gran lunga ogni possibile aspettativa, soprattutto considerando che all’epoca del film aveva già 40 anni. Forse per questo non riesce a raggiungere il DiCaprio di Buon compleanno Mr. Grape, ma la sua interpretazione dà comunque i brividi e tocca il cuore.

Riesce a esprimere il ritardo mentale del suo personaggio con una naturalezza impressionante, rappresentando con delicatezza tutta l’ingenuità infantile e commovente di una mente inesorabilmente acerba, bloccata in un’eterna fanciullezza, e tuttavia imprigionata in una maturità fisica suo malgrado adulta, ma inconsapevole. Il contrasto tra la spontaneità fanciullesca delle sue reazioni incontrollate, e la mancanza di grazia con cui il suo corpo adulto risponde alle emozioni, è reso da Bacon in modo sublime.

Completano il cast Mary Stuart Masterson e Cathy Moriarty, comprimarie di lusso, che formano la famiglia distratta e superficiale da cui la bambina vorrebbe comprensibilmente fuggire. Timothy Hutton, alla sua prima e finora unica regia, dirige il tutto con tocco leggero e senza mai essere patetico né cedere al facile sentimentalismo, anche quando la tragedia è dietro l’angolo.

E’ un film per famiglie, che fa riflettere e commuove, senza esagerare, una piacevole sorpresa da non perdere. E un Bacon come non lo avete mai visto.

Trailer originale

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